Un balcone su via Merulana

Un balcone su via Merulana
Le trasformazioni di Roma dall’antichità ai giorni nostri, passando attraverso il Sacro Romano Impero e i Bizzantini, dal Rinascimento al Barocco, dalla proclamazione del Regno d’Italia a cui Roma si unisce il 20 settembre del 1870, dopo l'entrata acclamata e vittoriosa dei soldati italiani attraverso la breccia delle Mura Aureliane, a Porta Pia, alla Seconda Guerra Mondiale che, nonostante l'armistizio dell'8 settembre '43, a Roma prosegue con nove lunghi mesi di occupazione dei nazisti, che eseguono spietati rastrellamenti e rappresaglie nei confronti della popolazione e si ritirano solo il 1° giugno del '44: dopo 3 giorni, le truppe Alleate entrano da Porta San Giovanni a Roma, prima Capitale d'Europa occupata dai tedeschi ad essere liberata. La storia che ha contraddistinto Roma e le stratificazioni che caratterizzano la zona dell’Esquilino attraverso le parole di chi ha vissuto, fin dalla nascita, in un’elegante palazzina che si affaccia su via Merulana, a due passi dalla Basilica di Santa Maria Maggiore. Questi luoghi, costellati di insigni monumenti, sono tanto familiari per i romani da diventar parte della vita di tutti i giorni, ma ogni pietra ricorda loro anche la storia che contraddistingue questa capitale unica al mondo, dove ogni epoca ha lasciato la sua traccia…
Un balcone su via Merulana è allo stesso tempo un saggio e un romanzo. Il tema rimane la storia della zona di Roma che va da Rione Monti all’Esquilino, ma Vittorio Casali l’affronta in due modi diversi: nella prima parte propone una sorta di compendio della storia di Roma e della zona dove è nato e vissuto, a partire dall’antichità; nella seconda parte, quando arrivano gli anni della Seconda Guerra Mondiale e si affacciano i suoi primi ricordi, il racconto diventa  personale e romanzato. Il libro si chiude, infine, con due approfondimenti: uno sulle Ville e le Chiese dell’Esquilino, l’altro sui trattati di Roma. Se il primo excursus storico, una sorta di Bignami della storia di Roma, assolve perlomeno la funzione di un ripasso per quel lettore che la storia l'ha studiata a scuola, quando il Casali inizia a raccontare la sua infanzia si comprende che da quel momento le sue parole non saranno altro che un’estensione della dedica iniziale ai suoi genitori “inesauribili sorgenti di gioiosi e indelebili ricordi”: una sequela di banali ma gioiosi frammenti di memoria personale, appunto, fatti di ordinaria quotidianità. L'autore vive di questi suoi ricordi, la loro importanza è evidente, tanto da rendere la sua prosa a tratti nostalgica: un mondo fatto di persone belle e buone, di sorrisi e cortesie, di una famiglia ineccepibile, di genitori dediti ai loro otto figli, di vicini di casa discreti e premurosi, di amici simpatici e divertenti, un mondo che va inevitabilmente scomparendo... sembra di sentirlo sussurrare, Casali: «Signora mia, non ci sono più i figli di e i genitori di una volta!». D'altra parte, sue sono le lamentele sul traffico odierno, caotico e rumoroso, e, a proposito di cliché, nonostante i buoni sentimenti di solidarietà che teoricamente sembrano animarlo, l'autore passa dal rimpianto al pregiudizio razziale: “il mondo variopinto, gioioso” di cui racconta, infatti, soprattutto a piazza Vittorio, “negli anni è andato sempre più scomparendo per l'insediamento di numerose presenze multietniche”.

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