Un bastimento carico di riso

Un bastimento carico di riso
È il turno di un barbone questa volta: accasciato senza vita su di una panchina, indossa scarpe nuove di zecca. Di lui nulla si sa e le prime ricerche da parte delle forza dell'ordine paiono a dir poco infruttuose, tutte svolte nel magmatico mondo di chi un mondo non ce l’ha più, tra studi psichiatrici e ricoveri per senzatetto. Gli unici interlocutori sono pazzi, etilisti, sfrattati dalle famiglie, stranieri senza permesso di soggiorno, poveri morti di fame che popolano le strade e si nascondono tra i ruderi e le fabbriche in disuso. Anche la pista da seguire è flebile: un assassinio perpetrato dalla noia che governa il tempo dei gruppi fascisti di Barcellona. Anch’essa, presto, cadrà nel dimenticatoio. Il caso è difficile perché privo di radici e moventi e mette a dura prova la pazienza e i nervi dell'ispettore della polizia di barcellona Petra Delicado e dle suo vice Garzón, che corrono contro il tempo, prima che l’indagine venga archiviata, prima che ci si disinteressi definitivamente di un semplice barbone...
Un bastimento carico di riso è l’inatteso. È qualcosa che poco ci compete, qualcosa che va a braccetto con i nostri desideri più vivi, ma che immancabilmente mai si realizzano. In sostanza è il bagaglio che ci portiamo appresso, la nostra formazione come uomini - ieri, oggi e domani; pesa come un macigno e non ci lascia scampo. Ma se di questo dovremmo perire, che almeno si possa pensare in grande e riscaldare così un poco il nostro amor proprio: quindi se mai un giorno vi sarà concesso di esaudire ogni vostro desiderio, chiedete un bastimento carico di riso, perché nella sua inutilità saprà celare ogni vostra scelta di vita. Questa è la breve morale della sesta avventura dell’ispettore Petra Delicado e il semplice fatto che ce ne sia una è un buon segno: per il dispiegamento della trama, per noi lettori, per il nostro tempo così prezioso che finalmente può essere colmato da una scrittura scorrevole e comunicativa. Ma badate: prima di immergervi nella lettura, ricordate che a pregio spesso corrisponde difetto - se la fortuna vi assiste. È il caso questo in cui la buona sorte ci schiva altezzosa per farci carico non di un unico difetto di sostanza, ma di tante piccole ingenuità, prese di posizione, arroccamenti concettuali dallo sdrucciolevole mordente letterario. Progressivamente, la Bartlett li presenta uno per uno man mano che la storia procede. Inanzitutto il tema di fondo, quello da cui prende spunto l’indagine poliziesca: la piaga dei senzatetto, problematica millenaria così radicata nella società umana da essere ormai ineluttabile. La prima parte del romanzo è quindi un lungo reportage sul fenomeno tra le strade di Barcellona, un documentario snervante sulle condizioni di vita dei clochard catalani e la pazzia che rode il cervello di queste persone sfiancate dall’alcol e dalla fame. In mezzo a tanto marasma e smania di aprire gli occhi al lettore incosciente, c’è pure un breve spunto, un riferimento algebrico, che ci ricorda come per molte persone vivere di stenti sia più una possibilità di vita che una necessità: è il caso del matematico Grigori Perelman e, secondo certe ipotesi, del fisico Ettore Majorana. Per tutti coloro invece che si sentono più affezionati alle vicissitudini personali  di Petra, anche solo perché spinti da spirito di redenzione, finalmente dopo anni di lungimirante distacco dal mondo maschile in questo episodio la nostra eroina cede al richiamo della foresta. Su questo frangente, la Bartlett certo non cambia registro e s’impegna con forza nel velare i rapporti intimi intercorrenti di una disarmante superficialità, lasciandoli in balia di uno sviluppo più che prevedibile: nulla che più si avvicini alla realtà, in quanto la maggior parte dei rapporti tra persone custodisce gelosamente queste caratteristiche, ma l’autrice non lesina in impegno e ce la mette davvero tutta pur di colpire nel segno. Ciò che importa, comunque, è che dopo alcune storie stanche e statiche, alla fine la scrittrice riesca di nuovo a movimentare le acque ormai torbide nelle quali sembrava sommersa per sempre la capitale catalana. I personaggi ne escono brillanti e in forma, soprattutto il fido Garzón, che sebbene venga relegato a comprimario per lasciar spazio ai personalismi della protagonista, ritorna con piacere sui suoi passi, quelli del caricaturista. Da questa posizione elevata, sarà in grado di regalarci alcuni momenti di soave e classica commedia, fino alla fine, dove invece ci farà dono di un formidabile gesto d’affetto.

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