Un branco di lupe

Un branco di lupe
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Tutti conoscono la favola di Cappuccetto Rosso. La bambina si addentra nel bosco dopo aver ricevuto delle istruzioni precise: seguire il sentiero già tracciato, non dare ascolto agli sconosciuti, tenere la testa bassa e indossare il cappuccio per rendersi anonima. La protagonista della fiaba in effetti obbedisce alle regole, almeno all’inizio. Poi, però, osa cedere alla curiosità e abbandona il sentiero. In quel preciso istante ovviamente incontra il lupo cattivo e accade il peggio. È chiara la simbologia della favola: a) seguite le regole, b) non parlate troppo, c) non vi aspettate un granché dalla vita. Eppure – afferma Abby – a me le cose belle della vita sono accadute quando mi sono azzardata a uscire dalla strada prestabilita. Ricorda ad esempio che all’inizio del liceo comincia a comprendere la psicologia delle donne. In particolare nota che in un ambiente tutto al femminile, le ragazze che in presenza dei maschi sono timide diventano più vivaci e decise, quelle che con i ragazzi davanti toccano a malapena il cibo del pranzo, trovandosi a proprio agio tra sole donne, iniziano a mangiare di gusto. E, senza i ragazzi, anche l’abbigliamento cambia. Nella scuola di Abby ci si veste in base alla comodità, non per ottenere attenzioni. Le ragazze, in altri termini, non scelgono il vestito in funzione dei maschi ma seguono i propri gusti e mostrano un’esteriorità che rispecchia ciò che sentono dentro…

La famosissima giocatrice statunitense di calcio Mary Abigail Wambach, detta Abby, svela al mondo la propria identità sessuale e il proprio percorso di maturazione, svelando i particolari della propria infanzia ed adolescenza. Il libro non tratta di sport né di successi olimpici, non viene esaltata la splendida carriera dell’autrice – una marea di goal segnati, campione del mondo 2015 e due volte oro con la Nazionale a stelle e strisce – ma viene divulgata la filosofia di vita dell’autrice. Per la verità, l’intero testo è ispirato al famoso discorso che Abby Wambach ha tenuto nel 2018 presso il prestigioso istituto femminile Barnard College di New York, rivolto quindi alle studentesse che si diplomavano lasciando per sempre il college. Nel libro tuttavia le teorie vengono maggiormente esplicate e contestualizzate secondo le reali esperienze di vita dell’autrice. Così, emerge l’importanza della consapevolezza femminile, della forza, della identità e della coesione di gruppo. Insomma lezioni di vita ispirate al gioco di squadra e a concetti importanti quali d’identità di genere, la parità tra i sessi, la libertà di esprimersi. Testo femminista? Forse sì, ma privo di profondità e di seria riflessione sul ruolo della donna nella società, soprattutto ancorato a stereotipi superati quali la figura di cappuccetto rosso quale emblema di remissività ed il lupo come rappresentazione plastica di forza e di autorevolezza. L’unico elemento di interesse che si può riscontrare in questo saggio biografico dai toni “motivazionali” attiene alla narrazione e scoperta dell’identità sessuale della narratrice che in prima persona, con i toni di una confessione, descrive le sensazioni intime di una giovane con una identità di genere atipica in una società conservatrice e rigidamente organizzata secondo la tradizionale alternativa maschio/femmina, priva di considerazione etica, prima che culturale, verso l’omosessualità.



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