Un caso di ordinario coraggio

Un caso di ordinario coraggio
Itsik nasce a Varsavia, ma prestissimo raggiunge a Berlino il fratello Yossel, che lo introduce al mestiere della sartoria. Poi, affidandosi solo alle sue forze, diventa minatore in Francia e si scopre portato per le lingue, anche se è un tipo taciturno e parla pochissimo; messi poi abbastanza soldi da parte si fa raggiungere a Parigi da Maryen, sua compagna sin da quando erano giovanissimi e riprende in proprio l’attività di sarto, almeno fino allo scoppio della guerra, all’arruolamento ed alle deportazioni…
Forse per raccontare una tragedia come quella dell’Olocausto una delle scelte migliori è quella di attenersi ai fatti, anche se si parla di narrativa, ossia dove è possibile romanzare un episodio e sconfiggere in qualche modo quello che è accaduto nella realtà. Oppure si può cercare di raccontare la Storia da un’angolazione tanto particolare da renderla originale, e qui basta ricordare Auschwitz spiegato a mia figlia di Annette Wieviorka oppure ad Io, piccola ospite del Führer di Helga Schneider. Probabilmente la Roze, nel suo Itsik, titolo originale molto meno esplicito di questo suo esordio in Italia, rimane un po’ nel mezzo di queste due scelte, sia perché ai fatti resta volontariamente ed inevitabilmente legata, sia perché ci arriva per gradi e senza sottintendere lezioni; racconta la Shoah da lontano, non ha neppure bisogno di rievocarne gli attimi più crudeli e noti, le basta sfiorarla attraverso la vita dell’ebreo Yitzhok Gersztenfeld, Itsik appunto, che bambino, giovane ed uomo, la Roze segue fino agli anni del Terzo Reich. Il caso di “ordinario” coraggio avviene tutto in un momento, schivo e silenzioso come lo stesso Itsik, un momento in cui la piccola storia di Itsik cambia per sempre e diventa la storia del suo popolo. La Roze tiene, poi, per tutto il libro un linguaggio sereno, affezionato, lontano dalla tragedia a cui sta puntando; in mezzo alla grande Storia ne inserisce una minore, quasi anonima, come tante altre e tra queste la confonde, la mescola e poi la recupera, le dà luce fino a quando è costretta a lasciarla di nuovo andar via verso il proprio destino. 

 

 
 
 
 
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