Un castello di inganni

Un castello di inganni
Zed Benjamin è un giovane poeta che per vivere si è adattato a scrivere per il “Source”, una testata scandalistica. Ha portato al suo boss una storia sulla disintossicazione e la nuova vita di Nicholas Fairclough, un ricco industriale, ma non ci sono né sesso né scandali, e il giovane viene rispedito in Cumbria, dove nel frattempo il cugino di Nicholas è morto. La morte di Ian Cresswell viene classificata come accidentale, è scivolato sulle pietre del molo ed è annegato. Qualcuno però non la pensa così:  Sir Fairclough si rivolge al sovrintendente capo David Hillier, nominato baronetto ma “sine nobilitate” che per spirito di corpo spedisce l’ispettore Lynley ad indagare discretamente su quanto accaduto nella tenuta di Ireleth. La segretezza imposta dal coinvolgimento della nobiltà obbliga Thomas ad agire di nascosto e senza poter contare almeno ufficialmente sul supporto degli storici colleghi. Il proseguire clandestino della liaison con la sua superiore, il sovrintendente provvisorio Ardrey, ancora in cerca del rispetto della squadra e sempre in bilico sull’orlo dell’alcolismo, complica ulteriormente le cose. Ian era omosessuale e per vivere con il suo compagno aveva lasciato moglie e figli, ma era rimasto a controllare la contabilità dell’azienda di famiglia. Una famiglia peraltro i cui componenti non sono quello che sembrano, e in cui ognuno, sarà presto chiaro, aveva un motivo per togliere di mezzo Ian…
Leggere un romanzo della George significa mettersi comodi e lasciarsi andare alle suggestioni del panorama inglese, viene voglia di farsi una tazza di tè e alzando gli occhi dal libro quasi ci si stupisce di vedere i palazzi e le strade anziché greggi, paludi o campagne. Ma non solo. Si entra senza accorgersene nei meccanismi investigativi, analizzando moventi ed eventuali alibi; contemporaneamente ci si appassiona alle vicende di vecchie conoscenze e nuovi personaggi. Durante la lettura a volte capita di pensare che forse molte pagine potevano essere eliminate, ma in realtà arrivati all’ultima pagina del libro ci si rende conto che ogni singola parola ha un peso perfettamente calibrato, un ruolo preciso nella composizione del tutto. Magistrale l’alternanza fra i capitoli che riguardano l’inchiesta e quelli che ci portano a scoprire come stanno cambiando le vite dei personaggi che ormai conosciamo bene - siamo al sedicesimo romanzo - il solido matrimonio di St. James e Deborah, la loro ricerca al momento vana di avere un figlio; il cambiamento di stile che Ardrey ha imposto a Barbara, e il suo tormentato e non chiaro rapporto col vicino pachistano e la giovanissima figlia, ulteriormente complicato dall’inaspettato ritorno della madre della piccola. A differenza di altri autori di genere che nei loro romanzi più recenti hanno toccato temi di attualità inserendoli spettacolarmente all’interno del plot, la George preferisce un approccio più sfumato a queste digressioni, che non alteri il meccanismo narrativo e lo stile a cui ormai generazioni di lettori sono affezionati.

 

 

 
 
 
 
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