Un cinese a Buenos Aires

Un cinese a Buenos Aires
È la notte del 2 settembre 2005 quando Ramiro sta tornando da casa della fidanzata e si imbatte nell'arresto di Li, poi soprannominato Cerino perché accusato di essere il responsabile degli 11 incendi di negozi di arredamento avvenuti tutti nella stessa zona di Buenos Aires e nel mese di agosto. A distanza di un anno, a Ramiro sono accadute una serie di disgrazie, non ultima la scoperta del tradimento della fidanzata con il suo migliore amico. Il giorno in cui viene chiamato a testimoniare all'udienza di Li, ad esempio, è lo stesso in cui riceve il telegramma di licenziamento. Al processo, Li viene condannato e decide di scappare. Utilizza Ramiro come scudo umano, ruba una volante della polizia, ci si infila dentro con il suo rapito e parte sgommando. La mattina dopo, Ramiro si ritrova nel retro di "Tutti soddisfatti", una bettola cinese del barrio Belgrano, il quartiere dove vive la comunità cinese di Buenos Aires. Recluso in due stanze insieme ad un anziano, una coppia e una sarta con suo figlio, Ramiro mangia cibo cinese, ascolta dialoghi cinesi, guarda in televisione canali satellitari cinesi, sfoglia riviste cinesi. Cerca di superare la noia della prigionia inventando dialoghi immaginari. È convinto che la polizia lo stia cercando ma in realtà nessuno sembra notare la sua assenza. Aspetta che Li torni a riprenderlo e dopo due settimane finalmente il suo ritorno gli permette di uscire dallo sgangherato cortile che finora ha segnato il confine della sua reclusione...
La storia di Un cinese a Buenos Aires (il titolo originale curiosamente tradotto letteralmente sarebbe Un cinese in bicicletta) è ispirata a un fatto reale. Tradotto in sei lingue, questo romanzo ha vinto nel 2007 - anno della sua pubblicazione in Argentina - il Premio La otra orilla, destinato a romanzi in lingua castigliana. Si tratta di una storia molto divertente ambientata nella chinatown di Buenos Aires che, grazie ai suoi eventi tragicomici, allo spirito critico e al senso dell'umorismo dell'autore, ci introduce  nel mondo spesso ignoto della comunità cinese. A dire dello stesso Magnus, “il romanzo gioca con l'impressione che gli argentini hanno della Cina e del suo popolo”, che assomiglia molto agli stereotipi più diffusi. Aiuta quindi ad accostarsi alla cultura cinese e a comprenderne le comunità presenti in tutto il mondo, di cui troppo spesso non conosciamo nulla. “I cinesi non sembra che siano molto integrati nella cultura argentina” spiega l'autore in un'intervista a Siglo XXI. E come racconta Gianfranco Giagni in un'intervista sul suo documentario “Un cinese a Roma”, anche nella capitale d'Italia “la comunità cinese è una delle più misteriose, meno conosciute, più impermeabili tra tutte le comunità straniere”. Con questo romanzo privo di pregiudizi, viene accorciata la lontananza da questa cultura. Per di più con il sorriso sulle labbra.

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