Un colpo di vento

Un colpo di vento
“Friedhelm Fähren aveva fatto per tutta la vita il medico di base a Rottweil”, aveva 24 anni quando conobbe Ingrid e dopo poco erano già sposati. Poteva essere tutto perfetto, o almeno di un’anonima normalità non degna di nota. Se non fosse stato per quel giuramento, l’ultima notte al Cairo in luna di miele, per come Ingrid cominciò a cambiare, per il fatto che un giuramento si mantiene anche nei giorni cattivi, anche da prigioniero. Se non fosse stato per quella mattina luminosa di settembre: “Ho fatto a pezzi Ingrid, venite subito”... “Trackler era un imprenditore edile di seconda generazione. Lui e il padre erano uomini intelligenti, capaci di farsi valere, che a Francoforte si erano costruiti la loro fortuna con gli immobili”. Aveva due figli: Theresa, una bellezza esile con il viso dalla simmetria quasi perfetta, e Leonhard, un ragazzo timido, impacciato, dalla testa rossa, sorridente, tenero e cordiale. E una collezione di mogli. I ragazzi avevano solo se stessi e il violoncello, la musica di Theresa. Così, appena lei fu accettata in conservatorio, decisero di lasciare il padre: “Ci hai tormentato abbastanza, Non vogliamo diventare come te”. Si vollero bene, si amarono fino alla fine. Fino a dopo l’incidente, fino all’ultima zuppa di pesce preparata con cura e zeppa di Luminol per alleviare le sofferenze di Leonhard, perché non ci fosse nessuna agonia nel loro ultimo bagno insieme... “Philipp von Nordeck stava sul marciapiede davanti al posto di polizia. Era zuppo. I capelli spessi e bagnati gli pendevano sulla faccia, la giacca grondava fango e sangue. Il coltello da cucina lo teneva così stretto che le nocche del pugno erano diventate bianche, l’acqua gli scorreva sulla lama”. L’unica cosa che disse fu “diciotto, era un diciotto”. Un’altra pecora sgozzata e dagli occhi cavati e Sabine, 16 anni, la figlia del maestro, che non si trova più...
Ferdinand von Schirach è un penalista noto in tutta la Germania per gli importanti casi in cui ha difeso assassini e delinquenti di ogni tipo e ha avuto a che fare con mafie di ogni nazionalità, ricchi uomini di affari, ex agenti della DDR. E che un giorno, o meglio una notte, per colmare le sue insonnie, inizia a scrivere le storie - più o meno romanzate, più o meno camuffate per non rendere riconoscibili casi e personaggi reali, ma tutte con un nucleo di verità - che ha raccolto dall’osservatorio privilegiato della sua professione. In Un colpo di vento (traduzione libera a molto meno laconica del titolo originale tedesco Verbrechen, Reato, ma comunque efficace), condensa undici casi esemplari, narrati con una sicurezza, una maestria, una precisione e lucidità che a stento si crede di trovarsi di fronte ad un’opera prima. Uno stile asciutto, dettagliato ma mai ridondante, dove risuona la confidenza con gli atti giudiziari, ma non il distacco, non la freddezza, rispetto alla vicende narrate, e soprattutto alle persone coinvolte: gli assassini, i cosiddetti colpevoli. Al contrario, seppure nella lucidità dello stile, traspare un coinvolgimento profondo che non è uno stare dalla parte di chi uccide per una presa di posizione, per sfidare l’opinione comune, ma è sintomo di un attento ascolto, di anni di esperienza giudiziaria, delle motivazioni, delle ragioni, delle situazioni in cui un delitto, ogni delitto, è consumato. Normalità sconvolte da un niente, da un dettaglio apparentemente insignificante, da un colpo di vento appunto. Dove spesso la colpa stessa, non sembra essere altro che un caso fortuito, un colpo di vento. Ceci n’est pas une pomme è la citazione che conclude la raccolta, e un riferimento a questo frutto è nascosto in ogni episodio. Questa non è una mela, chiara allusione al frutto del male, del peccato, della colpa. Che cosa sia la colpa è la riflessione che Von Schirach ci affida tramite i suoi racconti, percorsi densi di pietas, mai di pietismo.

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER