Un cuore in agguato

Un cuore in agguato
Svezia, gennaio 2010. Dal piccolo lago Sjmsiön, che si sta sciogliendo, spuntano due piedi: appartengono al corpo di una donna scomparsa da un paio di mesi. È Elizabeth Hjort, picchiata a morte e poi gettata nel lago, fino a scomparire sotto la ghiacciaia. Il suo ritrovamento dà il via a una serie di indagini per scoprire chi è l’assassino, il quale si è macchiato anche dell’atroce gesto della violenza. La detective Anna, insieme due accanite giornaliste, Ing-Marie e Julia, inizia la sua ricerca verso la verità; la prima pronta a perseguire la giustizia, le altre intenzionate a cavalcare l’onda dello scoop. Nel mentre, un nuovo omicidio sta per essere compiuto: una donna architetta l’assassinio del padre, unica soluzione possibile per porre fine al trauma vissuto durante la propria infanzia…
Continua a essere caro alla narrativa scandinava l’argomento delle violenze corporee: lo conferma anche Carina Bergfeldt, autrice di Un cuore in agguato, che continua quanto iniziato da Stieg Larsson e Jussi Adler-Olsen. D’altronde la storia non è soltanto incentrata su un omicidio compiuto, ma anche sul desiderio di rivalsa che una delle tre protagoniste persegue, nel fisiologico bisogno di realizzare un secondo, per la storia, omicidio famigliare. È comunque vincente la scelta di voler narrare le due vicende in maniera tanto parallela quanto dislocate temporalmente: se un omicidio si è consumato e l’investigazione è in atto, il secondo è in potenziale, deve ancora avvenire, quindi va analizzato il percorso di avvicinamento, che si esaurisce nella realizzazione di numerosi flashback, i quali vanno a intervallare l’arco narrativo sviluppato nel corso dei primi giorni del 2010, che resta il principale. Il mistero riesce a tenere il lettore incollato alle pagine del romanzo, pronto a offrire degli inaspettati colpi di scena in entrambe le storie, ospiti di un epilogo inaspettato in entrambe le direzioni: va premiata sì, quindi, la narrazione della Bergfeldt, ma allo stesso tempo va incensata l’idea di fondo, quella che tiene in alto il thriller, che si sviluppa in una esposizione lineare, precisa, che non incespica e che risulta piacevole nella lettura.

 

 
 
 
 
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