Un gioco e un passatempo

Un gioco e un passatempo
"Ricordati che la vita di questo mondo non è che un gioco e un passatempo" Corano, LVII 20.
Un uomo viaggia in treno nella Borgogna del dopoguerra e ne descrive i colori, i profumi, la gente. In particolare attira la sua attenzione una coppia di amanti: Dean è un giovane americano viziato in fuga dal college e in cerca di avventure, Anne-Marie una commessa francese che sembra accettare volentieri il suo ruolo di donna-oggetto, decisa ad esplorare i territori della carnalità. Entrambi sono reduci da un passato di infelicità e dolore. Si crea da subito uno strano triangolo tra il narratore e i due amanti: è reale l'intimità tra le tre figure o il rapporto tra Dean e Anne-Marie è solo un parto della fantasia di un viaggiatore annoiato? Il mistero permane, fino al drammatico esito di questa storia d'amore e di sensi...
Scritto nel 1967 dal poco prolifico e colpevolmente poco noto James Salter (5 romanzi in 50 anni) e pubblicato dopo quarant'anni in Italia grazie ad una felice intuizione della BUR Rizzoli, Un gioco e un passatempo è uno dei libri più efficaci mai scritti nel cogliere il mistero della sessualità e il suo stretto legame con i più profondi interrogativi dell'esistenza. Sì, ci sono caffè fumosi, francesine disinibite e biciclette come da copione, ma c'è soprattutto l'ambizioso tentativo da parte di Salter di donare la dimensione del mito, del rituale pagano, della trascendenza all'incontro di due giovani qualsiasi,in una Europa ancora ferita dalle bombe della II Guerra mondiale. Le influenze di Hemingway e Miller sono evidenti, ma nel libero e malinconico avvinghiarsi di Dean e Anne-Marie c'è qualcosa che ricorda la mitologia greca e i suoi spietati, gaudenti immortali. Croissant e collant.

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