Un giovane americano

Un giovane americano
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Anni ’50. Edmund ha 15 anni. Non sa giocare a tennis né a baseball né nuotare a stile libero. Non impreca mai, perché nelle frasi non sa dove infilare le parole “cazzo” e “maledizione”. Non è ombroso e scontroso come tutti i suoi coetanei. È una “femminuccia”, insomma. E in quella notte d’estate così fredda si stringe nel maglione con la consueta, insolita grazia mentre con suo padre, il cane e due ragazzini figli di amici di famiglia, Kevin e Peter, fa un giro in motoscafo sul lago. Kevin è di tre anni più piccolo, ma Edmund brucia dalla voglia di piacergli, è molto attratto da lui. Non che abbia grandi occasioni di farsi notare, eh, dato che suo padre e Kevin monopolizzano la discussione parlando del campionato di baseball. Meglio fare il misterioso, restando in silenzio. E anche più tardi, al cottage, la conversazione tra i chiassosi genitori dei ragazzini ospiti e i suoi non ha lasciato spazio per dire nemmeno una parola, fino all’invito ad andare a dormire, su tre brandine allestite in una stanzetta al piano di sopra. Dopo un intervallo di silenzio relativamente breve, spezzato solo dal lieve russare di Peter, Kevin chiama Edmund sottovoce dalla sua brandina (“Sei sveglio?” “Sì” “Quanti anni hai? L’hai mai fatto con una ragazza?”) e i due ragazzi cominciano finalmente a parlare. Dopo pochi minuti, Kevin azzarda un “Sai, i ragazzi da me... Quelli del mio quartiere... Ci inculiamo a vicenda. L’hai mai fatto?”. Edmund, eccitatissimo, è quasi commosso. Kevin si alza con cautela e a piedi nudi si infila sotto le coperte nella brandina di Edmund...

Dopo l’edizione Einaudi del 1990 e quella Baldini e Castoldi del 2000, torna in libreria il primo dei volumi autobiografici (sebbene non privi di passaggi di pura fiction) di Edmund White, datato 1982 e acclamato all’uscita dalla critica anglosassone come un capolavoro. Definizione invero nient’affatto azzardata, raffinato com’è questo racconto che da personale si fa universale grazie allo stile scintillante di White, che raccontandoci la storia di lui adolescente ci racconta la storia di tutti gli adolescenti. Certo, non tutti i teenager si trovano a gestire un’ingombrante omosessualità negli Usa del dopoguerra nell’ambito di una famiglia già sui generis e che ben presto va in pezzi, ma è davvero così importante di quale identità si va in cerca, quando si cerca angosciosamente un’identità? È davvero così importante da cosa nascono i sensi di colpa che ti mordono dentro, quando ti senti colpevole a prescindere, senza sapere perché? È davvero così decisivo avere un padre e una madre così inconsueti, se tanto per affrancarsi da loro e diventare adulti è necessario ucciderli simbolicamente comunque? E cosa dire del viaggio dalla provincia alla grande città, dell’emancipazione, dei primi passi come artista? Temi eterni, che non hanno genere sessuale, ma che - se affrontati con questo talento e questa sensibilità - attengono alla grande letteratura tout court. Il giovane, fragile americano Edmund oscilla tra imbarazzo e autocompiacimento, il narratore maturo White tra negazione e descrizione esplicita: è un romanzo di iniziazione più che di formazione, certo, ma in queste pagine troviamo romanticismo struggente più che brutale carnalità, sesso più fantasticato che praticato, come del resto succede – purtroppo - a ogni adolescente, omo o etero che sia.



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