Un inarrestabile senso di giustizia

Un inarrestabile senso di giustizia

Mamma e Papà hanno litigato e lui ha picchiato lei a sangue. La cena si è freddata. Jasmine non smette di piangere e a Jimmy toccherà andare a letto a pancia vuota. Niente di insolito in casa Blackburn, sotto il ruvido cielo antracite di Wantoda si è appena consumata una scena abituale: violenze domestiche, una madre fragile e isterica, un padre più attaccato alla bottiglia che ai figli. Jimmy ha tanto da chiedere al buon Dio nelle sue preghiere, tanto più oggi che a scuola si terrà un incontro all’auditorium: Gesù manifesterà la sua presenza attraverso la testimonianza di un vecchio cieco. Forse esiste davvero un Dio che punisce i cattivi e premia i buoni, forse Jimmy non è solo al mondo, forse qualcuno ascolterà le sue preghiere. O forse no. Ora Jimmy Blackburn è un ventenne girovago che attraversa l’America a bordo di auto rubate, non crede più in Dio ma nella giustizia si, specie quella che riesce a procurarsi con le pallottole della sua Python. Ne sa qualcosa il musicista dei Dead Gilmors a cui ha appena cavato gli occhi. Ma in fondo, quello era solo uno dei cattivi…

Può esistere un killer dotato di un proprio codice morale? Jimmy Blackburn di Wantoda, Kansas è un peccatore senza peccato, se non quello di voler punire chi fa del male gratuitamente. Una cavalcata on the road per il Nord America solcando le strade polverose del Texas, l’assolata California e passando per Chicago, in compagnia di Jimmy e delle sue 21 vittime, fino all’impossibile redenzione. Vuole sopravvivere, vuole dimenticare i pugni di suo padre e lasciare quel buco di città in cui nessuna chance gli è stata concessa. Vuole vendicare il suo unico amico Hernie, e per questo Blackburn - che ormai non è più il piccolo Jimmy - ha deciso di darle e smettere di subire. Un lucido ritratto delle aberrazioni opera dell’essere umano, in cui il protagonista è sia vittima che carnefice. Il titolo originario del thriller di Bradley Denton era La vittima n° 21, forse più efficace nel suo essere lapidario ma poco importa, il vetriolo resta vetriolo anche in una bottiglia di profumo, e la scrittura dell’americano è deliziosamente velenosa anche a distanza di anni. Pubblicato per la prima volta nel 1993, resta uno spartito inquietante, suonato al piano in un teatro deserto. Crudo e diretto, il linguaggio di Denton secca la gola. Anche lui nato in Kansas come Jimmy - Wantoda è un anagramma della città natale Towanda -, è conosciuto ai più come autore di fantascienza, ma in questa sua prima incursione nel mondo del noir a stelle e strisce ha certamente fatto centro.



 

 

 
 
 
 

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