Un inverno a Maiorca

Un inverno a Maiorca
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1838. La chiacchierata, affascinante e anticonformista George Sand, nom de plume di Amandine Lucie Aurore Dupin, decide di intraprendere un viaggio, o meglio un’avventura, insieme ai due figli e all’amico più che intimo Fryderyk Chopin. Svernare a Maiorca, nel cuore del Mediterraneo, è parsa alla scrittrice un’idea eccellente. Gioverà a lei, irrequieta anima in cerca di luoghi ai quali affidare il proprio spirito ribelle; gioverà a Fryderyc, il nevrotico, cagionevole amante del momento; gioverà, infine, alla prole da saziare di mondo e da rinfrescare di aria salubre. Il punto è che alle volte le aspettative non coincidono con la realtà. Le Baleari di George, diciamocelo, sono un fuoco di paglia. Eden ideale di bellezze naturali da mozzare il fiato, tra i colori della natura selvaggia e le sfumature del mare, sono popolate da gente rozza, incapace di comprendere la ricchezza che possiede e di trattare civilmente l’umanità che chiede ospitalità. Gli autoctoni, in effetti, vivono in simbiosi con le pingui scrofe e i prestanti verri che sovraffollano la fauna maiorchina, evidenziandone a tal punto i difetti da fare scomparire il buono che si cela oltre. Parola d’ordine, lì, è: “Mucha calma”. Mucha calma quando la brigata arriva e ad accoglierla non c’è nemmeno un albergo. Mucha calma se il genio dei Preludi sta male ‒ è ipocondriaco, quindi capita sovente ‒ e l’attesa di un medico risulta follia. Mucha calma per ogni cosa, persino per respirare. Che in fondo non è una filosofia sbagliata. Vai però a insegnarla ai francesi, che non c’è stato un lustro in cui non se la siano tirata... La tribù dei Sand-Chopin si trova in poche parole alle prese con un’inedita villeggiatura, colma di sorprese e seccature che mettono alla prova l’equilibrio di una già precaria convivenza a due e, figuriamoci a quattro…

È proprio il caso di dire: “Diamo perle ai porci!”. La constatazione nasce spontanea alle prime pagine di questo particolarissimo volumetto, che si è guadagnato un posto d’onore nell’ambito della letteratura odeporica del secolo decimo nono. Attraverso la voce narrante, rigorosamente maschile ‒ a non tradire il vezzo di George che adorava vestire da uomo, fumare sigari e occuparsi di politica ‒ ci vengono svelati il miracolo di straordinari paesaggi esotici e l’evolversi di vicende amorose, inevitabilmente condizionate dalla ragione caustica e solerte dell’autrice. Il libro si può approcciare dunque in vari modi. Si presta persino a essere una vera e propria guida turistica, ma a colpire maggiormente è l’alternanza del giudizio di Sand che ci racconta senza peli sulla lingua l’apatia, l’ignoranza degli abitanti di Palma, le difficoltà economiche dell’isola e, d’altro canto, il vero senso di questo viaggio, su cui ripetutamente si interroga e ci interroga, richiamando a noi i fantasmi del “maledetto” Baudelaire e di tanti compagni suoi, compatrioti e non. “So bene che il viaggio è un piacere di per sé – afferma George ‒ ma, infine, che cosa vi spinge a questo piacere dispendioso, faticoso, talvolta rischioso e sempre disseminato di innumerevoli delusioni?”. E, ancora: “Perché viaggiare quando non si è costretti a farlo?”. La risposta la scorgiamo avanti e ci pare azzeccatissima, nonché stimolante: “Non si tratta tanto di viaggiare, quanto di partire: chi di noi non ha un dolore da cui distrarsi o un giogo di cui sbarazzarsi?”. Con questo pungolo leggiamo il resoconto raffinato e demolitorio di Un inverno a Maiorca, apprezzandone la prima traduzione italiana a cura di Sara Grosoli, nell’edizione preziosa de L’Iguana, che è un progetto editoriale femminile, con l’obiettivo di recuperare la storia della scrittura delle donne a lungo obliata, seppellita, sminuita, eppure presente e importante. Non a caso il nome della casa editrice è tratto da un romanzo di Anna Maria Ortese, grandissima e pressoché sconosciuta scrittrice del secolo scorso, che dette alla luce un personaggio a metà donna e a metà rettile, per simboleggiare la fatica della conciliazione tra il “diverso”, se non nella soluzione della fiaba dal gusto romantico. Degni di nota, al termine della lettura, l'estratto dell'autobiografia di George Sand e la nota commentata di Cinzia Bigliosi che riflette sull’isola secondo la celeberrima scrittrice francese.



 

 

 

 
 
 
 

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