Un mondo da buttare

Un mondo da buttare
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Stefano Vitti si è laureato in scienze sociologiche. Avrebbe voluto fare il giornalista, ma fa il pubblicitario. Scappato dalle Marche e dalla farmacia di famiglia si ritrova nella periferia di Padova, precisamente nel quartiere di Arcella. In quel quartiere succede proprio di tutto. Ma il mondo a quanto pare va al contrario. Stefano è spirituale, sentimentale, formale e dotato di una gentilezza fuori tempo. Si scontra invece con la spasmodica ricerca del gusto estetico e del benessere economico. Poi ci sono le donne, esseri affascinanti. Katrina, Barbara, Sarah e Dalia. Stefano si innamora ripetutamente di ciascuna di loro. Katrina è bellissima, ma sfortunata. Ha bisogno di qualcuno che la salvi da chi vuole sfruttarla solo per il suo corpo. E Stefano potrebbe essere la persona giusta. Barbara è rassicurante. Chissà perché non apprezza le sue forme… Tutta colpa di quel fidanzato che sottolinea sempre le sue imperfezioni. È precaria, Barbara. Nel lavoro e nella vita amorosa. Stefano è il suo consigliere, l’uomo diverso che la sprona a iniziare a volersi bene. Sarah ha un “testone”. Affascinante con il suo essere e fare intellettuale. Dalia è un’eroina, una leader. Donna in carriera. Stefano se ne innamora, come sempre, e vi si aggrappa come al seno materno. Le donne, un mondo misterioso, affascinante, incomprensibile…

All’inizio di Un mondo da buttare Stefano Vitti, unico e indiscusso protagonista, sembra quasi un individuo borderline. Sempre fuori luogo, con opere, parole e omissioni. In realtà forse è il mondo che va al contrario. Stefano è diverso in “un mondo da buttare” in cui contano l’estetica, la carriera, i soldi, in cui i sentimenti sono paradossalmente calcolati e razionali. Bertoli caratterizza fortemente il suo protagonista, rendendo evidente un divario tra essere (Stefano) e apparire (il mondo). Stefano è fuori luogo perché pensa ai sentimenti in una società in cui sembrano non esistere. È per questo che si lega in modo spasmodico alle sue donne. Quasi a voler scardinare il malfunzionamento del mondo. Lo stile di Bertoli rappresenta pienamente la dicotomia tra il protagonista e il mondo in cui si trova. I pensieri e i dialoghi di Stefano sono delicati e cozzano con le situazioni che affronta. Questo crea spesso un “malessere” che il protagonista affronta con impegno, convinto fortemente che qualcosa debba cambiare. Eppure tutto continua a sfuggirgli dalle mani, tutto è nebuloso, opaco, intangibile. Proprio come gli succede con le donne. A un certo punto le perde, quasi a voler fuggire da qualsiasi legame sentimentale per non soccombere come tutti gli altri. Il precariato, la crisi esistenziale, il materialismo e la ricerca dell’apparire. Questo è il mondo e questo è cosa siamo diventati.



 

 

 

 
 
 
 

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