Un mostro chiamato Girolimoni

Un mostro chiamato Girolimoni

È un pomeriggio bello e ancora assolato (nonostante siano già le 18) quel lunedì 31 di marzo del 1924, secondo anno dell’era fascista. Dei bambini, per lo più puliti, ben vestiti, ben educati e benestanti dato che il quartiere in questione non è certo periferico, si ritrovano a giocare a Piazza Cavour, a Roma. Come sempre avviene, com’è normale che sia nei giardinetti di fronte al palazzo di giustizia, la sede della suprema corte di cassazione, quello che per tutti i romani è – il che testimonia l’apprezzamento per il lavoro dell’architetto Guglielmo Calderini, che la leggenda metropolitana, mai confermata da nessuno, vuole che proprio per quel motivo infatti si sia ammazzato – “il palazzaccio”. Tra di loro ci sono anche, accompagnati dalla tata, Emma, che ha quattro anni e mezzo, e il fratellino, che ne ha un paio. Di cognome fanno Giacomini. Abitano vicino a Piazza del Popolo, e siccome è una bella giornata sono usciti per una passeggiata. Una mezz’oretta, niente di più. La bambinaia è serena, parla, seduta su una panchina, con le amiche e colleghe: si distrae un attimo, e quando punta nuovamente lo sguardo sul centro della piazza, non li vede più…

Neri Marcorè ci scherza su con Carlotta Natoli in una divertente puntata della prima stagione della frizzante serie tv Rai Tutti pazzi per amore, scritta come sempre benissimo dalla premiata ditta Cotroneo-Rametta-Bises, quando, poiché lei si presenta al party di Capodanno con un pretendente ragazzino (di cui però ignorava la reale età…), la chiama “Girolimoni”. In realtà però la vicenda, ispiratrice anche di una pellicola piuttosto riuscita del sempre valido Damiano Damiani con Nino Manfredi nel ruolo del protagonista – un fotografo scarcerato per mancanza di prove dopo essere stato sbattuto in prima pagina come il mostro assassino di bambine, il che gli ha rovinato la vita per sempre – e poi Gabriele Lavia, Orso Maria Guerrini, Mario Carotenuto e tanti altri, fra cui, nel ruolo di Benito Mussolini, perché gli anni erano quelli, Luciano Catenacci, doppiato dal celebre Nando Gazzolo, fu davvero tragica, e probabilmente anche questo cognome così singolare, che per forza di cose resta impresso, ha contribuito all’equazione: Girolimoni=pedofilo. Un vero e proprio sinonimo. Inoltre, poiché il regime non poteva essersi sbagliato, la riabilitazione passò del tutto sotto silenzio: fino al 1961, quando è morto, Gino Girolimoni è stato il mostro di Roma, senza se e senza ma. A questa figura sono stati dedicati molti testi: ciò non toglie però che quello di Sanvitale e Palmegiani sia in realtà comunque molto originale e riuscito, divulgativo, chiaro, articolato, preciso, puntuale, dettagliato, ben fatto, approfondito, capace di suscitare nel lettore emozione, indignazione, riflessione, merito soprattutto dell’accurata confezione, della prosa intrigante, dell’intervento di esperti attuali, della ricostruzione minuziosissima, con le tecniche odierne, delle indagini, della storia, della criminologia, dei sospetti, dei depistaggi, della follia collettiva che infestò Roma e l’Italia.



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