In un paese di madri

In un paese di madri
Claire Roth è una psicanalista molto richiesta, sposata e madre di due figli, con una pesante ombra a turbare il suo passato e a condizionare il suo presente sia privato sia professionale. A diciotto anni - correva la fine degli anni sessanta - rimase incinta di un suo professore e fu costretta dai genitori, pena lo scandalo e l’infamia, a dare via la sua bambina che, se avesse potuto, avrebbe chiamato Hillary. Jody Goodman, giovane donna alle prese con le prime esperienze di regia cinematografica, è indecisa se partire per Los Angeles per frequentare l’Ucla, una delle più prestigiose scuole di cinema americane a cui è stata miracolosamente ammessa, o restare sul set di Harry, un grasso e viscido molestatore conosciuto da tutta la crème dell’ambiente per il suo passato glorioso come regista. Il dubbio si fa via via più forte da quando decide di diventare paziente di Claire, consigliatale dalla precedente psicanalista Barbara, che naturalmente conosce tutti i segreti dell’amica e collega. Le fonti della perplessità sono il costante senso di insicurezza che la perseguita e il fatto di essere stata adottata quando era in fasce. La percezione che attanaglia Claire è infatti che Jody sia sua figlia. Non ha nessuna prova concreta che sia così, ma dentro di lei si fa strada la sensazione fortissima che qualcosa le leghi visceralmente tanto che se l’una è disposta ad annullare altri appuntamenti o a sforare il tempo delle sedute pur di cogliere qualche informazione in più, l’altra si ritrova inconsapevolmente a trascurare il lavoro sul set per correre a farsi psicanalizzare. Come si legano i trascorsi delle due donne? Jody è davvero la figlia di Claire? E ora che Jody è a Los Angeles, lontana da tutto e tutti, come faranno a incontrarsi nuovamente?
In un paese di madri, ultimo dei bestseller dell’autrice newyorchese A.M. Homes, è il classico romanzo che si legge senza stacco, lasciandosi scivolare nelle vite private di due personaggi femminili forti che si sfiorano di continuo senza toccarsi mai fino alla fine. L’alternanza dei capitoli che vedono muoversi sulla carta ora l’una ora l’altra aiutano a rendere ritmica la lettura, consentendo una visione a tutto tondo di paure, pensieri, congetture, speranze, emozioni e richiami al passato a fare luce sul presente.  È come se recitassero – il libro è infatti altamente 'cinematografico' – all’interno di due scatole affiancate senza potersi vedere se non quando una porta comunicante si apre, consentendo loro di parlarsi. Il lettore è invece onnisciente. Lo stile fresco e magistralmente scorrevole e la tematica prettamente femminile (quale donna non si appassiona alla storia di due donne in carriera che si attraggono e si respingono come due calamite?) ne fanno un romanzo di pregio, a conferma del talento dell’insegnante presso la Columbia University, giornalista e saggista oltre che autrice di romanzi tout court, legata da sempre alla figura femminile, alle sue infinite complessità e – in questo caso – decisa a rendere il desiderio di esclusività materna una vera e propria ossessione capace di far perdere senno e lucidità.

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