In un palmo d’acqua

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Il terremoto sorprende il veterinario di colore Sam Iannis mentre sta per fare l’amore con la moglie Sophie, nel ranch isolato ai confini del deserto in cui la coppia abita, accanto a un torrente lungo le cui rive crescono salici e cespugli di salvia. La casa trema, la sveglia ruzzola giù dal comodino, una fotografia incorniciata appesa al muro cade a terra spargendo pezzi di vetro sul pavimento, poi il silenzio. Sam ispeziona la casa per trovare danni, soprattutto alle tubature del gas e dell’acqua, ma è tutto ok. Solo i cavalli si sono spaventati, ma “i cavalli si spaventano sempre”. Passata l’emergenza, Sam esce dal ranch, sale sul suo pick up e inizia il solito giro di visite: la sua amica Terry gli ha chiesto di dare un’occhiata a un magnifico appaloosa pezzato che vuole acquistare… In quella pozza accanto al fiume il primo giorno d’autunno del 1980 la sedicenne Rachel Lowry, ubriaca, è annegata. All’epoca suo fratello Daniel aveva otto anni e quando ha visto suo padre e suo madre singhiozzare in ginocchio accanto al cadavere della sorella è rimasto talmente ferito che non ha più sorriso per sei lunghi anni. Ogni sabato mattina alle sei Daniel sella il suo cavallo, si reca alla diga e pesca una trota dietro l’altra, rigettando i pesci subito in acqua come gli ha insegnato il padre. Va avanti così fino a mezzogiorno, poi torna a casa con l’ultima trota che ha abboccato, la frigge, la mangia e inizia a lavorare al ranch. Sembra più piccolo dei suoi quattordici anni, ma sa faticare senza battere ciglio. Ogni sabato pomeriggio la madre lo accompagna in città da una psicoterapeuta. A Daniel sembra tutto inutile, non riesce a prendere la psicologa sul serio…

Dopo più di un decennio Percival Everett torna alla short fiction e lo fa con nove memorabili racconti (in parte interconnessi tra loro perché condividono questo o quel personaggio) sospesi tra minimalismo e fiaba moderna, tra realismo e sciamanesimo. Su questo contrasto apparentemente insanabile l’autore inchioda le sue storie, ambientandole oltretutto in un teatro assolutamente speciale, il posto perfetto in cui la trama della realtà secondo lo scrittore di Fort Gordon si sfilaccia fino a lasciare intravedere ciò che si nasconde dietro: il West, inteso come realtà geografica ma soprattutto come luogo della mente. Un Wyoming (in realtà non in tutti i racconti viene esplicitato che lo Stato in cui si svolge la vicenda sia quello, ma diamo per buono che sia così) dipinto con colori netti, nel quale i paesaggi, la natura, gli animali e persino gli oggetti mostrano una grazia mistica. L’approccio quasi animista di Everett è funzionale al messaggio che vuole lanciarci: un piccolo stagno ai margini del deserto è apparentemente una realtà facile da comprendere, descrivere e gestire, ma in un palmo d’acqua si può anche annegare. E la stessa cautela va usata quando si osservano e giudicano le persone, i moti dell’anima. Non può non colpire il lettore la sobria eleganza dello scrittore americano, la sua prosa asciutta, compressa, eppure ricchissima di sfumature. La raccolta In un palmo d’acqua è stata inserita dal “New York Times” nella lista dei 10 migliori libri pubblicati da case editrici indipendenti nel 2015.



 

 

 

 
 
 
 

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