Un piccolo eroe sbeffeggiato

Un piccolo eroe sbeffeggiato
Per Han Pyongt’ae quella era davvero una giornata speciale. Un nuovo inizio. Figlio di un brillante funzionario dell’Ufficio Centrale, era giunto a quel piccolo centro di provincia dalla città di Seoul dopo che suo padre era stato degradato a semplice dirigente provinciale. Emozionato, mano nella mano della mamma, stava andando a conoscere la sua scuola: con entusiasmo e attesa pensava a nuovi amici, nuovi successi e mondi da scoprire. Ma ciò che apparve ai suoi occhi ridimensionò subito il suo stato d’animo: un edificio vecchio e fatiscente in cui racchiudere i suoi sogni di bambino ed un maestro trasandato e malvestito a cui affidare la sua educazione non erano certo ciò che si sarebbe immaginato. Poche secche parole e il suo nome pronunciato stretto fra i denti salutarono il suo ingresso in quella classe che sembrava affollata da tanti bambini timorosi e ammutoliti. Pyongt’ae capì fin dal primo momento che la sua vita là dentro sarebbe stata dura. Ne fu certo quando incontrò per la prima volta Om Soktae, il capoclasse, a cui bastava aprire bocca - una voce grossa e matura per un ragazzo della sua età - per avere l’attenzione e l’obbedienza dei compagni. Tanti piccoli sudditi governati da fili di un potere fatto di soprusi, vessazioni, umiliazioni ed estorsioni di beni materiali e pecuniari. Tra Pyongt’ae e Soktae fu subito rivalità e odio dichiarati: il primo non condivideva i metodi con cui il compagno esercitava la sua autorità, ben lontano da ciò che accadeva a Seoul, ed il secondo non era disposto a rinunciare ad una sola briciola del suo potere. Pyongt’ae, benché deciso a fare valere i propri principi di onestà e giustizia, non era preparato a scontrarsi con barriere di indifferenza e omertà - anche da parte del maestro – che gli costarono l’isolamento totale dalla classe. A ciò si aggiunse l’umiliazione di essere superato nel profitto scolastico – lui sempre tra i primi a Seoul – da Soktae. Quando Pyongt’ae accettò di riconoscere la supremazia del compagno e di sottomettersi anche a delle ingiuste punizioni, guadagnò la stima del rivale e tra i due i rapporti cominciarono a migliorare. Furono l’arrivo di un nuovo maestro, il riconoscimento dei misfatti e la clamorosa rivelazione riguardo ai risultati scolastici di Soktae a cambiare le sorti di tutti. E così grazie al maestro, Pyongt’ae e la classe...
La scelta di Yi Munyol di ambientare il suo romanzo breve nel microcosmo di una classe elementare di provincia non è casuale. Rappresenta l’occasione, in uno stile di scrittura pulito e mirabile, per denunciare attraverso il rapporto di odio-amicizia dei due giovani compagni, la realtà della società coreana contemporanea. Un Paese povero, dilaniato, soggiogato dal dominio coloniale giapponese alla disperata ricerca dell’affermazione dei valori di libertà, ragione e democrazia per uscire da una guida corrotta del Paese, a cui restavano solo entusiasmi ed illusioni di carta. Allo stesso modo Pyongt’ae, nel suo piccolo mondo, dovette fare i conti e scendere a compromessi con se stesso, accettando il fallimento dei suoi ideali di onestà e correttezza, sottomettendosi alla legge del più forte per inserirsi nel precario equilibrio di forza e potenza della sua micro-società. Quello di Pyongt’ae è un difficile percorso interiore - una catarsi attraverso sconfitte, solitudine, cadute e riscatti - che a prezzo di amarezza e sudore lo porterà al raggiungimento della propria individualità. Fino ad avere un volto all’interno della sua classe che simboleggia, in una visione più ampia, l’acquisizione di una coscienza di cittadino che vive nella sua polis. Nel romanzo c’è anche spazio per un futuro di speranza aperto verso la fine della storia dalla figura del secondo maestro, unico leader positivo. È quest’uomo, non a caso formatosi a Seoul, che ha consentito il riscatto del piccolo Pyongt’ae. In lui l’Autore disegna l’emblema della buona guida agognata per il Paese. Una guida disposta a sfidare se stessa per tirare fuori dal caos e dal marasma la parte migliore di uomini, cose e situazioni, pronta a lottare contro i deboli o chiunque sia disponibile ad adeguarsi passivamente al cambiar di situazione, a scommettere sui principi e i diritti di libertà ed uguaglianza. A conferma che, seppure a fatica, la dignità di un uomo, come di un Paese, può essere raggiunta.

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