Un piccolo gesto crudele

Un piccolo gesto crudele
Se c’è un posto in cui Thomas Lynley non avrebbe mai immaginato di trovarsi è la Brompton Hall, seduto in mezzo ad una folla urlante insieme a Charlie Denton, mangiando nachos assistendo ad un’esibizione di roller femminile. Ma la nascita di un nuovo sentimento - o la speranza che stia nascendo - fa fare questo ed altro; anche rimandare una telefonata al sergente Havers, che affronta uno dei peggiori momenti della sua vita. Sottoutilizzata al MET dall’ispettore John Stwart, che la odia ferocemente, è coinvolta volente o nolente nel rapimento avvenuto a Lucca di Hadiyyah, figlia del suo vicino e amico Azhar. L’accusa viene dalla madre della bimba, che l’aveva sottratta a sua volta. Dribblando gli ordini di Stwart, fronteggiando i divieti del sovrintendente Isabelle Ardery, quando Angelina Upman si presenta a Londra Barbara capisce che senza il suo aiuto  e le risorse del MET la bambina non verrà ritrovata e Azhar si troverà in guai seri… 
Forse il miglior romanzo con protagonista l’ispettore Lynley e i suoi colleghi del MET, sicuramente diverso dai precedenti non solo per l’ambientazione – è la prima volta che un membro della squadra si sposta fuori dal Regno Unito – ma per il cambio di registro che la George, pur mantenendo intatto lo stile che l’ha resa famosa e apprezzatissima, ha effettuato. La trama gialla (ineccepibile come sempre) in questo ultimo romanzo corre parallela ad una schiettezza nell’espressione dei sentimenti - siano essi lealtà, amicizia o amore - che ben poco hanno della classica riservatezza britannica; il perché di alcune azioni è lampante e senza possibilità di interpretazione. Molto appaganti per il lettore abituale i colpi di scena, perché chi legge un thriller, lo dice la parola stessa, vuole essere sorpreso e sconcertato. E come solo i migliori interpreti della tradizione giallistica sanno fare, la George lascia l’indizio rivelatore esplicito ma così ben mimetizzato che ci si rende conto di averlo letto solo a libro finito. 

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