Un po’ di follia in primavera

Un po’ di follia in primavera

È un momento particolarmente malinconico per Alice, soprattutto perché sta completando la tesi di specializzazione in Medicina Legale e il pensiero di non frequentare più l’Istituto la intristisce moltissimo. Significherà anche non vedere più al mattino CC, ma questo non dovrebbe essere un motivo per gioire? La realtà è che Alice – che pare aver fatto finalmente una scelta tra il giovane Malcomess, il figlio del Supremo, reporter giramondo, e lo strafottente CC ovvero Claudio Conforti, il suo diretto superiore all’Istituto, “così dannatamente bello, così invariabilmente sadico”, e adesso al mattino si sveglia accanto al suo uomo che le ha chiesto di sposarlo – nel profondo del suo cuore continua ad avere dei dubbi ma non lo confesserebbe nemmeno a se stessa. Un giorno di quella strana primavera in sala autoptica arriva un poveretto ritrovato cadavere in un capannone nella periferia est di Roma. Per saperne di più Claudio e Alice decidono di fare qualche domanda allo psichiatra che lo aveva avuto in cura, Ruggero D’Armento, luminare assai noto, docente universitario, personalità forte e magnetica, voce suadente. Per Claudio un collega incontrato spesso in occasione delle perizie, per Alice un docente ammirato ai tempi dell’Università. Lo psichiatra non è cambiato, è sempre sicuro di sé, appassionato nell’eloquio, terribilmente affascinante. È un colpo ancora più duro, quindi, qualche giorno più tardi, scoprire che D’Armento è stato trovato nel suo studio con una ferita al collo che gli ha reciso la carotide, morto in circostanze oscure: nessuno ha visto niente, nessuno ha notato qualcuno certamente sporco di sangue uscire dallo studio o nei corridoi della Villa delle Dalie, la clinica privata nella quale il professore lavorava e della quale stava per diventare il direttore abbandonando il Policlinico. Strano tutto in questo delitto, a cominciare dalla presunta arma e mentre le indagini vanno avanti brancolando nel buio e imboccando strade che all’improvviso si interrompono o risultano sbagliate, Alice – che come al solito non resiste alla curiosità e finisce per collaborare con l’ispettore Calligaris ben oltre il suo ruolo di medico legale (specializzando per giunta) – si ritrova a seguire le tracce di una adozione poco limpida, di personalità fragili, di particolari gioielli artigianali. Il vero colpevole finirà per confondersi con la vera vittima di una storia triste, una colpa grave almeno quanto un delitto mostrerà che la cattiveria pura sa assumere aspetti subdoli e impensabili; eppure a volte capita anche che il tempo restituisca l’amore che sembrava perduto e che una vaga ombra di giustizia si faccia strada. Alice è in balia di tante emozioni: una indagine che l’ha profondamente turbata, un affetto che pare doverla lasciare, un’amicizia che vacilla, e poi il cuore, sempre lui. Per lei è proprio come le ha detto quella collega dello psichiatra: “Ci innamoriamo delle persone sbagliate, ci disamoriamo, proviamo a non farci male, tentiamo di ricominciare”…

Poche settimane prima della messa in onda su Rai1 della serie tv tratta dai primi romanzi, ecco pronto per i tanti lettori affezionati un nuovo capitolo delle storie di Alice Allevi, la specializzanda in Medicina Legale, nata dalla felice penna della giovane Alessia Gazzola nell’ormai lontano 2011. Nel frattempo i romanzi della serie de L’Allieva sono diventati dei best seller, hanno venduto oltre 400.000 copie solo in Italia, sono stati tradotti in Europa e in Giappone e con l’approdo in televisione, nell’interpretazione di Alessandra Mastronardi e Lino Guanciale (che, come sempre in questi casi, ha diviso i pareri) hanno sicuramente aumentato la già folta schiera di fan. Il personaggio è cresciuto di romanzo e romanzo e anche l’autrice sembra affinare sempre più la sua scrittura e il suo stile, già abbastanza personali. Questa storia appare più congrua e articolata delle precedenti, anche perché attraverso l’indagine affronta un tema delicato come quello del rapporto paziente-terapeuta in psichiatria e quello della sottile ma fondamentale linea di demarcazione che separa le capacità terapeutiche nell’ambito dell’etica professionale dalla manipolazione vera e propria. Senza affondare in questioni poco adatte ad un romanzo leggero e divertente come questo, la Gazzola ne sfiora con delicatezza i margini, confermando quanto l’autrice ha detto in una intervista a proposito del suo personaggio: “Alice è nata come conforto nei miei giorni da specializzanda alle prime armi in Medicina Legale. Adesso che è cresciuta è pronta a diventare un medico legale. L’ultimo romanzo, Un po’ di follia in primavera, nasce dall’interesse verso la psichiatria. Volevo affrontare il rapporto tra paziente e terapeuta, in chiave mistery”. La qualità più grande di Alice, spesso imbranata e pasticciona, è la curiosità che la spinge a notare e non trascurare i particolari e a seguire le tracce come un segugio, risultando spesso risolutiva per il suo amico, l’ispettore Calligaris. Questa volta la troviamo un po’ più malinconica del solito ma sempre divertente e simpatica. I colpi di scena non mancano, tanto nell’indagine quanto nella storia personale di Alice che, come e più di sempre, costituisce buon parte della vicenda. A conferma che Alesia Gazzola ha sostanzialmente creato un genere in Italia, e dal sapore tutto italiano, un genere che piace ad un pubblico trasversale e variegato e che, evidentemente, è apprezzato e anche tanto. La lettura e sempre scorrevole, lo stile fresco e frizzante, il sorriso assicurato. Ma ovviamente quello che tutte aspettiamo davvero, è di continuare a seguire la storia sentimentale di Alice e stavolta nell’ultimissima pagina il colpo di scena farà certamente sobbalzare il cuore a tante lettrici. Non resta che correre a leggere questo romanzo e, una volta di più, chiedere ad Alessia di farci conoscere al più presto i nuovi sviluppi.



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