Un rifugio precario

Un rifugio precario

A cominciare dalla narrazione biblica della Sacra Famiglia, la storia dell’umanità sembra intrecciarsi inestricabilmente con quella dei movimenti di popoli perseguitati in cerca di un rifugio sicuro, spesso offerto da Stati diversi da quello di provenienza. L’asilo politico come lo intendiamo oggi è l’evoluzione di un concetto inizialmente legato alla religione, ma se il concetto  si è sviluppato nei secoli a partire dalla sua origine ellenistica, passando per quella medievale per arrivare a quella seicentesca, fino ad approdare alla sua laicizzazione contemporanea, non altrettanto è stato della definizione che è stata data dei suoi beneficiari, che, solo in tempi relativamente recenti sono stati definiti “rifugiati”. Così, infatti, non si chiamano i non cristiani perseguitati dalla Spagna, che, per prima ha fatto una pulizia etnica basata su presupposti religiosi,cacciando gli ebrei e i musulmani che avevano convissuto pacificamente coi cristiani per secoli; rifugiati non furono definiti nemmeno gli Ugonotti in fuga dalla Francia. È storicamente evidente come, al sistematizzarsi della pulizia etnica, conseguenza diretta dell’insorgere dei nazionalismi tardo ottocenteschi in Europa e in Medio Oriente, siano corrisposte ondate di profughi in cerca di Stati meno ostili che potessero accoglierli. L’Inghilterra è uno dei Paesi che più sono stati recettivi, soprattutto nei confronti degli Ebrei vittime dei Pogrom zaristi, ma è anche uno dei Paesi nei quali le campagne anti-immigrazione sono state più violente, capeggiate e fomentate addirittura da medici e scienziati che, attraverso la prestigiosa rivista “The Lancet”, addossavano agli immigrati stessi le colpe delle condizioni miserevoli in cui i miseri salari e l’incuria totale dello Stato li costringevano a vivere…

È un’appassionante cavalcata attraverso i secoli, quella che lo storico Sergio Bontempelli ci offre nel suo documentatissimo Un rifugio precario. Dalla cacciata dei moriscos alle politiche dell’Unione Europea, senza trascurare gli anni bui del genocidio degli Armeni e della Shoah, fino ad arrivare alla codificazione del Diritto di asilo nella Convenzione di Ginevra e nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, ultracelebrata ma mai veramente applicata fino in fondo. Lo studioso Bontempelli indaga con passione e rigore le pieghe nascoste della Storia rendendone evidenti i ricorsi più raccapriccianti, come l’ostilità verso gli immigrati ebrei considerati migranti economici (sic!). Una lettura necessaria, un testo che fornisce un esaustivo quadro storico giuridico del concetto di asilo politico e di rifugiato, senza però trascurare l’attualità della contrapposizione strumentale tra diritti dei cittadini e diritti dei rifugiati, un libro che prospetta come unica soluzione possibile il rilancio “dell’universalità non negoziabile dei diritti umani”. Un utilissimo compendio storico-giuridico per riscoprire il significato della parola “rifugiato”, una parola negletta, uccisa da una neolingua approssimativa e arruffona che comunica sensazioni piuttosto che informazioni e fa un uso spietato degli esseri umani per svuotare di senso i concetti che sono stati i capisaldi della civiltà del diritto.



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