Un romanzo inutile

Un romanzo inutile
Appena giunto nel suo pseudo ufficio barese, quello dove attende oramai da tempo l'idea dell'anno che lo inchiodi finalmente alla scrivania per la stesura del suo nuovo romanzo, Giacomo Lavermicocca trova due novità all'apparenza banali ed insignificanti ad attenderlo. La crisi di panico della sua amica e collaboratrice Greta, che quella mattina ha rinvenuto una lettera minatoria indirizzata a lui ricoperta di una strana polvere bianca e Cinzia, la nuova traduttrice del suo ultimo bestseller di cui la prestigiosa Harper & Sons di Londra ha appena acquistato i diritti. Niente di sconvolgente rispetto ai suoi normali ritmi di vita, se non fosse che il campanello d'allarme della lettera minatoria non è il primo segnale ricevuto da quando ha fondato il suo comitato “Fuori”, un movimento trasversale nato grazie ad un blog di rinnovamento sociale ed intellettuale, che in pochissimo tempo era stato capace di intercettare numerosissime adesioni tanto da cominciare evidentemente ad infastidire più di qualcuno. Se a questo si aggiunge la simultanea e fulminea attrazione verso Cinzia, da quel momento evidentemente sua stretta collaboratrice, il tutto diviene per lui più di un profetico presagio per quello che di li apoco la vita gli riserverà...
Esiste un segnale, un qualcosa che indichi il momento esatto in cui si riesce a capire che il corso della nostra esistenza è ad un passo dal bivio che ne cambierà il corso per sempre? È quello che si chiede Giacomo Lavermicocca, affermato scrittore barese che in attesa di nuova ispirazione creativa fonda “Fuori”, un movimento trasversale di opinione di attivisti desiderosi di trovare finalmente uno spiraglio nell'immobilismo sociale, intellettuale e politico del nostro Paese, che scopre improvvisamente essere diventato qualcosa di molto più serio di un semplice blog. Una macchina da guerra su cui si issa seguendo la rotta dei suoi ideali ma che sarà presto costretta fatalmente alla collisione con chi non ha viceversa nessuna volontà di cambiamento e cercherà di ostacolarlo in tutti i modi. Un romanzo nient'affatto inutile, questo del barese Manlio Ranieri, che con una scrittura sobria, divertente, con una narrazione sempre misurata e gradevole prova ad inseguire un'utopia, un'ideale, quello del rinnovamento, del cambiamento di un Paese oramai in perenne stallo, dove stanchezza e apatia rischiano di fare da collante con la strutturale inadeguatezza degli organi di potere oramai ridotti a macchiette di loro stessi. Il suo Lavermicocca diventa così un po' Masaniello un po' Beppe Grillo, un leader che prova a sconfiggere dal basso l'informe mostruosa macchina pubblica piegata su se stessa e dovrà ad un certo punto decidere se soccombere al mostro o provare a combattere contro i mulini a vento in nome dei suoi ideali e dei suoi affetti più cari.

 

 

 

 
 
 
 
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