Un serio vademecum satirico per farsi beffe di potenti, fanatici e lacchè

Un serio vademecum satirico per farsi beffe di potenti, fanatici e lacchè
Nell’Irlanda del 1729 fu pubblicato un documento che proponeva, in un solo colpo, una soluzione al sovraffollamento, al fabbisogno alimentare e alla presenza di mendicanti per le vie cittadine: la vendita a fini gastronomici dei bambini nati in famiglie indigenti ai proprietari terrieri, “che avendo già divorato quasi del tutto i genitori sono i più qualificati a mangiarsi anche i figli”. Il documento, anonimo, era redatto con piglio certosino, esempi inoppugnabili e sincero amore patriottico. Le argomentazioni convincenti non mancavano: “Un americano che ho conosciuto a Londra – un tipo molto esperto – mi ha assicurato che un bambino di un anno, sano e ben allevato, è un cibo delizioso, nutriente e salutare sia stufato che arrosto, sia al forno che bollito; e sono certo che sarà altrettanto squisito in fricassea o come spezzatino”. Da non sottovalutare anche i benefici di “una sensibile riduzione dei cattolici” (i procreatori più prolifici) o il fatto che anche i contadini più poveri sarebbero diventati “possessori di beni di un certo valore” (i figli, da vendere a otto scellini l’uomo), nonché l’aumento del lavoro delle taverne (grazie alla nuova portata). Una modesta proposta, insomma, “solida e reale, economica e a portata di mano”, un’idea talmente plausibile da far mettere in discussione i concetti di macabro e immorale. Peccato che dietro quest’ipotesi rivoluzionaria si celasse il calamaio al vetriolo di Jonathan Swift, uno dei più grandi autori satirici in lingua inglese di sempre. 
Un serio vademecum satirico per farsi beffe di potenti, fanatici e lacchè è una raccolta di alcuni tra i testi più pungenti dell’autore irlandese. Al celebre Una modesta proposta seguono, tra gli altri: Istruzioni per il lacchè, manuale imprescindibile per qualsiasi domestico che voglia sabotare la pace del proprio padrone; un estratto da I viaggi di Gulliver, il capolavoro di Swift, esemplare allegoria satirica e misantropica travestita da racconto fiabesco; La favola della botte, trattato parodistico sugli eolisti, una “dotta setta” di adoratori del vento, che prende in giro tutti i fanatismi religiosi, con notevoli picchi umoristici; Discorso sull’antichità della lingua inglese, un lungo ed esilarante campionario di pun (i giochi di parole inglesi) per avvalorare la tesi che greco e latino debbano i propri etimi al vocabolario anglosassone: per dirne una, Alessandro Il Grande si sarebbe chiamato così perché era ghiotto di uova arrostite sotto la cenere e, vedendolo arrivare, i suoi cuochi gridavano ai loro sottoposti “All eggs under the grate”, parole che, ripetute ogni giorno, “persuasero gli stranieri che quello fosse il vero nome del principe”. In Swift l’inventiva non è mai inferiore all’acredine, alle raffinatezze retoriche e all’attitudine a superare i limiti, propri e del lettore: ecco cosa rende i suoi scritti inossidabili e attuali, per contenuti e sense of humour. In tal senso Un serio vademecum satirico è il compendio ideale per chiunque voglia approcciarsi all’autore, nonché la chiave di lettura per I viaggi di Gulliver, curiosamente e ironicamente diventato nei decenni un classico per l’infanzia.

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