Un sogno del Nord

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Baltico: un termine apparentemente come gli altri, ma in realtà profondamente evocativo. Una parola che a pensarci bene richiama il mare, quello isolato e piuttosto freddo, che ricorda romantici tramonti e vicende misteriose legate a gente di rango nobile. Lalla è affascinata dai nomi, dalla loro etimologia, da quello a cui possono alludere. Si lascia travolgere anche dal fascino di Nei mari estremi, una novella di Andersen che fa riferimento anche nel titolo a un possibile e letale isolamento. Così la giovane durante il ginnasio compone una breve poesia. “Dove tra gli abeti / crescono le betulle / bianche i poeti / sognano le fanciulle”. Decisamente curiosa l’anticipazione che si trova tra le parole di questa breve strofa. Leggendola in maniera accurata e fermandosi a riflettere, si possono ritrovare Munch e le sue figure femminili che rasentano il fantastico. Lalla si impossessa di un libricino custodito dalla biblioteca del liceo, dal titolo Terje Vigen, un piccolo poema in prosa di Ibsen, tutto incentrato su paesaggi, mare, montagna, solitudine e libertà. Cosa scaturisce da questa lettura? Altri nomi da prediligere, come Norvegia e fjord, termine non adatto a traduzioni. La giovane attraverso le sue letture e la sua passione per il teatro, si avvicina a personaggi come Nora o Hedda, tendendo a identificarsi con il più nobile del femminino. Donne misteriose, proprio come i luoghi in cui hanno vissuto, sibilline come le case in cui sono ambientate alcune scene delle rappresentazioni teatrali che le vedono protagoniste. I legni scuri e lucenti che impreziosiscono le stanze, la tappezzeria elegante e particolare, fanno parte di quella magia legata al termine “baltico”. All’università Lalla ha un grande amico, con cui condivide la sua passione per quei mari lontani, quelli inquietanti, quelli enormi e solitari: ed è proprio lui a regalarle una buona quantità di vecchie cartoline raffiguranti paesaggi lapponi. Quei disegni rappresentano tutto quello che è la Lapponia nelle fantasie e nei sogni della ragazza: slitte, barche, iceberg e soprattutto gente inspiegabilmente e misteriosamente serena. Lalla è spesso presa in giro dalle sue compagne, convinte che un giorno o l’altro la giovane proporrà a qualche innamorato una fuga in Norvegia. In realtà, la passione per i Paesi nordici è molto diffusa tra gli studenti, ma a Lalla piace pensare che sia una cosa tutta sua…

Un’interessante antologia di scritti singolari, dagli svariati argomenti, redatti in un arco temporale di ben quarant’anni, compone Un sogno del Nord di Lalla Romano. Brevi racconti, che nella loro varietà stilistica e di contenuti permettono di perlustrare liberamente il mondo della scrittrice piemontese. Un mondo magico il suo, tappezzato di libri e soprattutto di sogni. Quei sogni che spesso si ritrovano nelle opere della Romano e che in questo caso si identificano con il “viaggio”. Un viaggio che la scrittrice compie, per esempio, tra fatti storici realmente accaduti e vissuti e tra fatti di vita semplicemente sfiorati. Il suo è un peregrinare nel mondo del cinema, quando recensisce film che ha visto e ha gradito, i cui protagonisti sono attori del calibro di Gary Cooper o che portano la firma di registi famosi come Visconti. Lalla Romano in questo suo viaggio letterario affronta anche temi molto scottanti, come le controversie sociali e le guerre. Belle le sue descrizioni delle città e dei paesi dove è passata e ha vissuto: è tangibile come alcuni di questi luoghi le siano rimasti indelebilmente nel cuore. Teneri gli articoli dedicati ad alcuni grandi scrittori, tra cui Cesare Pavese, molto timido da bambino e costretto a subire le angherie dei compagni. Un bimbo che diventa un ragazzino arrogante, in un mondo che sembra non appartenergli, sino a quando non si trasforma in uomo deciso, determinato e autore di successo. Grande la sua ammirazione per Calvino e forte il ricordo di Pasolini, incontrato di sfuggita e mai dimenticato. Tante le riflessioni raccolte dalla scrittrice, con estrema sobrietà, con quella riservatezza che ha sempre contraddistinto le sue opere e il suo carattere di donna schiva, dalla vita appartata. Un sogno del nord segue a Nei mari estremi, romanzo in cui l’autrice ripercorre i momenti più salienti della sua vita con suo marito Innocenzo Monti, sino a raccontare in maniera piuttosto diretta e realistica la malattia che lo ha poi ucciso. Uno stile e una sofferenza che in qualche modo sembra essere il filo conduttore di Un sogno del Nord, compresa la voluta frammentarietà. “Non avevo mai pensato di scrivere della vita o della morte di mio marito. Ero tornata, per sfida, in uno dei posti dove andavamo insieme. Era in montagna, c’era un prato. Me ne stavo lì, leggevo, scrivevo brevi aforismi. Ciò che scrivevo su questi foglietti erano pensieri, frammenti di episodi; ma diversamente da altri miei libri non c’era continuità, non avevo bisogno di numerare le pagine. C’era, a tenerli insieme, una struttura musicale, una variazione continua su due temi, l’amore e la morte, che sembrano improponibili, troppo decadenti letterariamente. Ma era la nostra vita, la sua morte. E quei foglietti che senza ordine si affastellavano ripercorrevano, in variazioni continue, quei temi”. È quanto dichiara l’autrice circa la sua decisione di scrivere un romanzo dedicato alla sua vita coniugale. Pensieri e frammenti di episodi, senza continuità e senza necessità di numerare le pagine, lo stesso spirito e la stessa convinzione che si ritrova in Un sogno del Nord. La scrittura lineare e priva di fronzoli e al contempo povera di vivacità della Romano rende l’antologia una lettura piuttosto impegnativa e poco scorrevole, capace, però, di offrire in maniera chiara il ritratto di una donna e scrittrice cauta e imperturbabile.



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