Un tram a S. P.

Un tram a S. P.
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L'anziano falegname Lucas è ricoverato in ospedale per un piccolo intervento chirurgico, ma a preoccupare davvero i medici sono i segni inequivocabili di una malattia neurodegenerativa che si sta portando via i ricordi dell'uomo, confondendo passato e presente, fantasia e realtà in una melassa malinconica che sa di sogno a occhi aperti e puzza di rimpianto. Lucas non ricorda che sua moglie Rosa è morta da diciassette anni, è ossessionato dalle montagne sopra gli 8000 metri e dall'alpinismo estremo, e ripensa spesso al suo vecchio amico Matìas, che da piccolo era il più bravo del quartiere a giocare a calcio, che non si è iscritto all'Università "perché c'erano troppe poche ragazze" e si è messo a fare l'autista di tram. Quando Lucas viene dimesso, la sorella Maria lo accompagna a casa, ma mentre l'anziano era ricoverato in ospedale un giovane musicista girovago, Marcos, ha occupato il suo appartamento vuoto. Maria e Lucas provano un'istintiva simpatia per il candido Marcos e decidono di ospitarlo per un po': in fondo la compagnia non è mai abbastanza per un anziano, e a Lucas non possono certo bastare le chiacchierate con i tarli di casa, che l’anziano chiama tutti cumulativamente Don Rodrigo. Mentre Maria ripercorre in una sorta di diario il suo passato di donna solitaria e malinconica, le ore passate chiusa in bagno per assaporare un po’ di solitudine, gli amori sbagliati, Marcos inizia una esitante storia d’amore con Roma (anagramma di?), ginecologa con la passione per la pittura...
Una storia qualunque di gente qualunque, un apologo sulla malattia, sulla memoria, sull’amore perduto, sull’importanza dei sogni, sull’(in)comunicabilità tra generazioni diverse: ecco cosa ha scelto il giovane filologo e traduttore basco Unai Elorriaga per il suo romanzo d’esordio, che Gran Vía pubblica in un volumetto dalla grafica elegante (divertente l’obiezione di coscienza per le maiuscole, rifiutate pervicacemente). Parlare di vecchiaia è una scelta strana per un autore ventenne? Ci piace pensare di no. Ci piace pensare che la capacità di un narratore di descrivere e vivere l’altro da sé sia misura della sua sensibilità e del suo talento, e che le perplessità al riguardo di certa critica letteraria siano invece misura della distanza dalla sensibilità di cui sopra. Elorriaga esplora l’universo interiore di Lucas e Maria nuotando nel flusso dei loro pensieri, senza badare troppo ai canoni narrativi, facendo sue certe iterazioni e certe immagini dadaiste che credevamo dimenticate e che a rivederle ci hanno fatto l’effetto di un amico ritrovato. Un tram a S.P. (si tratta delle iniziali dello Shisha Pangma, la quattordicesima montagna più alta della terra, la più bassa del ‘club’ delle 14 ottomila) si è aggiudicato in patria il Premio Nacional de Narrativa 2002 e sta per diventare un film per la regia di Aitzol Aramaio che verrà presentato al Festival del cinema di Berlino nel 2008.

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