Un uomo a pezzi

Un uomo a pezzi
Sei seduto su una sedia che non è la tua, dietro una scrivania che non è la tua, in una stanza che non è la tua, dentro una casa che non è la tua. Questo perché sei a casa del tuo amico Marco, che ha deciso di ospitarti per tutto il tempo che rimarrai a New York. In questo momento l'unico a farti compagnia è Thomas Fragola, il pesce rosso che doveva vivere non più di sei settimane (parola del biologo marino che lo ha regalato a tuo figlio) ma che anche se sono passati quasi sette mesi sta meglio di te. Questo perché sei lontano da casa, l'ultima volta che hai visto tua moglie e i tuoi tre figli era a casa di tua suocera. X (da un po' di tempo tuo figlio, che crede di essere un dinosauro, non vuole farsi chiamare in altro modo se non X) aveva fatto cadere Claire, tua moglie, che si era rotta il naso. Tua moglie, la stessa che ti sta chiamando in questo momento, mentre sei seduto a guardare Thomas Fragola nella sua vaschetta. Le dirai che va tutto bene, anche se non è vero. Hai quattro giorni per trovare un lavoro, trovare un appartamento e mettere da parte abbastanza soldi per pagare la retta scolastica dei tuoi figli...
Il sogno americano (quella felicità che nella costituzione è a portata di tutti) è ancora più difficile da raggiungere se il colore della tua pelle è il nero. Se cadi devi rialzarti da solo, lo sa bene il protagonista de Un uomo a pezzi, di cui non conosciamo il nome. Solo una volta il personaggio si da un nome, un po' sul serio un po' per scherzo: Ismaele, non a caso colui che nella Bibbia nasce da una schiava. E infatti il protagonista, nel tentativo di rimettere insieme i pezzi della sua vita, dovrà fare i conti ogni minuto con il suo passato, quello più vicino – della sua famiglia, di sua madre e di suo padre, della sua adolescenza –  ma anche quello più lontano – legato ai suoi antenati, alle sue origini di uomo nero che, anche nella società americana di Obama, è pesante come un martello. Una parabola della durata di appena quattro giorni ma che si espande, nel tempo e nello spazio, nel presente di un personaggio che deve ricostruire e ricostruirsi (tra la ricerca spasmodica di un lavoro e la ricerca spasmodica della sua identità) e nel passato di un personaggio in divenire (da ragazzo escluso dal gruppo a uomo sposato con una donna bianca). Il libro, che ha vinto l'Impac Dublin Literary Award 2009, il premio letterario più ricco del mondo, superando maestri come Roth, Lessing e Oates, ha molto di autobiografico. La vita di Michael Thomas infatti ha avuto molte cose in comune con quella del protagonista, tra le quali naturalmente la passione per la scrittura che l'autore (proprio come fa il personaggio nel libro) ha coltivato nei ritagli di tempo tra un lavoro e l'altro. Thomas fa parlare il protagonista in prima persona e al tempo presente, questo rende la lettura veloce e scorrevole. I dialoghi sono calibrati alla perfezione e non c'è un aggettivo superfluo. Ma a colpire più di ogni altra cosa è la capacità di scavare nei personaggi (anche quelli più secondari) e di renderli vivi grazie a un lirismo e a una intensità che scorre sotto la scrittura, asciutta e lineare, come un filone d'oro sotto una roccia apparentemente arida. Sta al lettore il compito di scavare, proprio come un minatore, e portare alla luce i significati del testo che Michael Thomas incastona nelle profondità di una narrazione appassionante e avvincente.

 

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER