Una casa di acqua e di cenere

Una casa di acqua e di cenere
Venerdì 24 novembre 1989, Clairmont, New York. Gli anziani coniugi Mitra, di origine indiana, vengono trovati morti nella loro casa. Si tratta di un omicidio e a quanto pare le cause risalgono al lontano 1843. Tutto parte dall’Irlanda, o meglio da Mullaghmore, in occidente. Un periodo terribile. Gente che muore di fame, case che vengono bruciate perché gli inquilini non possono permettersi l’affitto. Brendan e Padraig sono due adolescenti quando a scuola iniziano a parlare della politica irlandese insieme al maestro O’Flaherty. Poi c’è Brigid, quella ragazzina per cui Padraig perde la testa rischiando le legnate del padre. Alla fine è proprio il padre a portare Brigid lontano, mentre Padraig inizia a coltivare la sua passione politica, la stessa che lo porta lontano dalla sua terra. Un’altra vita, un altro amore e un’altra famiglia. Quella di sangue misto, nata dall’unione tra un irlandese e una bellissima donna indiana. Di generazione in generazione, fino ad arrivare a quel venerdì del 1989, in un Paese lontano…
Un viaggio affascinante attraverso luoghi lontani e generazioni. Kalyan Ray dipinge uno sfondo storico perfetto, scenografia del susseguirsi di storie vissute, di padre in figlio. Cinque generazioni che incontriamo in tre continenti. E mentre i luoghi cambiano, i temi e le passioni umane si ripresentano in tutta la loro dirompenza. L’immigrazione, il pulsare, forte, delle radici, la famiglia e il destino. Tutto per chiudere un cerchio. Gli episodi e le vicende si incastrano in meccanismi perfetti, costruendo cause ed effetti che si sovrappongono fino ad arrivare all’epilogo. Ray si immerge nella Storia e vi immerge i suoi personaggi. Le descrizioni dei paesaggi sono affascinanti, curate nei dettagli. E a volte si scontrano con gli stati d’animo e con le radici della propria cultura. Kalyan Ray fa del destino uno dei suoi principali personaggi. È un destino ineluttabile, frutto di parole, opere e omissioni. Non è un destino già segnato, ma diventa effetto di scelte quasi ataviche, in un concatenarsi di vicende, scontri e incontri. Perché l’uomo è artefice della Storia, ma soprattutto della sua storia. La fa e la disfa proprio come quando l’acqua spegne il fuoco ma non lo elimina mai del tutto. Quello che resta è la cenere.

Leggi l'intervista a Kalyan Ray

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