Una commedia italiana

Una commedia italiana
Carla Pampaloni Scotti ha un laboratorio da mandare avanti, lezioni di chimica organica da preparare, un’aspirante dottoranda e un’assegnista ultraquindicennale cui dare speranze nonostante la crisi, i tagli alla ricerca, gli stipendi immobili, il blocco delle assunzioni, Terlizi. Carla non ha che la sua fida scudiera, la preziosa Paola a spalleggiarla nell’affrontare il crescendo della crisi. L’Ottolina è il suo baluardo contro il baronato, la sostituta a lezione, il cane da guardia a presidio della correttezza di un concorso, la sua house sitter e, non da ultimo, la sua complice nella spartizione di un succulento bottino. Suo marito Gigi, in sabbatico a Pasadena, è disposto a “segnarsi coi gomiti” per usare la luce di sincrotrone; suo figlio Massimo ha solo 3 amici e una sensibilità sospetta agli altri uomini di famiglia; suo fratello Edo, che non vede da talmente tanto da aver rinunciato anche a sentirlo, corredato di moglie pelosa inglese e figli gemelli stile Beavis & Butthead, tenta con un misero stipendio di convincerla a farsi carico esclusivo del padre. Un padre, il loro, ingombrante, istrionico, beota, assassino di mucche, un po’ trimalcione un po’ improvvisato intellettuale un po’ cummenda, che ama farsi chiamare “dottore” da quelli che senza ironia definisce “villici”. Non ha alcun filtro verbale, il suo treno di insulti “alcool-carburato” investe senza alcun riguardo parenti, amici, conoscenti. Saprà, però, rivelare al momento giusto provvidenziali “risorse” nascoste…
Pur se scritta col chiaro proposito di trasformarla in sceneggiatura col minimo sforzo possibile, la storia è ordita senza la minima sbavatura, ogni dialogo perfettamente centrato, ogni battuta una pennellata che cattura con rara precisione le storture degli universi in scena: il mondo universitario, una famiglia con velleità alto-borghesi che si muove tra Milano, Londra e Folgaria, il fallimento aziendale, l’autoreferenzialità del mondo dell’arte londinese. Le due grandi donne create da Pallavicini, pur leggermente stereotipate, non cadono mai nel banale, nella recita del cliché, e dimostrano, di essere esperte utilizzatrici di un’arma potentissima di cui solo a pochi è dato intuire la portata distruttrice: l’ironia.

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