Una del Giro

Una del Giro
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Josephine Flannigan detta Joe ce l’ha fatta. È pulita da due anni. Niente più eroina, niente più giri e gente losca.  O quasi. Vive nella squallida pensione di Lavinia, in una stanza fermata con un assegno rubato a una signora impellicciata su un autobus, ma di cui ora paga regolarmente l’affitto; e sì, certo, si mantiene ancora con lavoretti poco puliti, come i piccoli colpi - un po’ qui un po’ lì, anche da Tiffany – con i quali tira su un po’ di soldi grazie a Maud la ricettatrice. Ma ha un compagno e una vita dignitosa. Altra parte del suo tempo la passa invece a ritagliare e collezionare le immagini di Shelly, che ora fa la modella e forse avrà una parte in tv. È sua sorella ma nel nuovo mondo dorato in cui Shelly vive nessuno lo sa. Un modo per scollarsi di dosso il passato a Hell’s Kitchen tra droga, squallore e miseria, un modo per dimenticare posti e persone sgradite.  Eppure con loro Joe non ha finito: ingaggiata da una facoltosa famiglia newyorkese per  ritrovare Nadine, la figlia tossica sparita al seguito di Jerry  McFall un pericoloso spacciatore/protettore.  Armata solo di una foto e aiutata Josephine inizia a setacciare gli ambienti “giusti”: pub, case di spacciatori, parchi,  locali di sedicenti ballerine in un escalation di degrado, dal Rose fino alla pensione di Jezebel, dove le tossiche all’ultimo stadio vanno a morire… 
C’è chi per trovare una degna pietra di paragone per l’opera di Sara Gran ha scomodato addirittura Raymond Chandler, chi Jim Thompson: accostamenti eccellenti, che sicuramente trovando dei parallelismi nelle atmosfere, nei ritmi, nei colpi di scena di una storia che parte dapprima in sordina per poi aggrovigliarsi e riservare piacevoli deviazioni in direzioni inaspettate. Quello che differenzia Josephine dagli  illustri colleghi che l’hanno preceduta è che sebbene anche loro avvezzi alle cattive frequentazioni dei bassifondi dell’ America anni 30’-50’, lei dai bassifondi è venuta fuori e deve averci a che fare suo malgrado. E poi è l’introspezione e la sensibilità tutta al femminile che riscaldano anche gli ambienti più degradati e squallidi e lasciano spazio, in qualche pagina, a un flusso di pensieri ben più articolato e meno d’azione, ma altrettanto efficace. In un mondo come quello del noir, tradizionalmente appannaggio di personaggi e scrittori al maschile, Sara Gran è - non ce ne vogliano i classici- quella ventata di freschezza e rinnovamento che forse il noir ha aspettato da troppo tempo. 

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