Una di Luna

Una di Luna

Margherita Malventi ha quarant’anni, un piccolo ristorante ben avviato nel sestiere di Castello a Venezia, un fidanzato, Luca, assente e distaccato e un padre di ottantasette anni che ha rappresentato per anni il punto di riferimento del mangiar bene in laguna, con un attività adesso in declino. I rapporti tra Margherita e suo padre Achille non sono mai stati idilliaci: Achille, sempre troppo preso dal lavoro, spesso lontano da casa, fondamentalmente anaffettivo e critico verso tutto e tutti, non è mai stato capace di creare una sintonia di pensieri e d’amore con sua figlia. L’occasione di un viaggio a Milano dove l’uomo è invitato come ospite d’onore in un talent culinario molto famoso sembra dar loro la possibilità di provare a recuperare quello che in tanti anni non sono riusciti a costruire. L’esperienza a “Chef Test” è invece disastrosa, Achille poco si adatta alle logiche televisive e all’atmosfera patinata che si respira negli studi milanesi, convinto all’inizio di poter tentare un rilancio della sua notorietà, si rende conto che quel teatrino mediatico fatto da “saltimbanchi da tavola calda” altro non è che un modo per sfruttarlo. Però nel corso di una cena in un ristorante della periferia, Achille e Margherita incontrano un personaggio misterioso, un tipo strano ma gentile e disponibile a prendere le difese di Achille nel corso di un alterco con un capo cuoco. L’uomo, di mestiere illusionista, si chiama Jules Deleuze, le sue parole e i suoi modi fanno immediatamente breccia nel cuore di Margherita che rientra a Venezia piena di nostalgia e di rimpianti per quell’incontro così breve. A casa la aspetta Luca, ma Margherita si accorge molto presto che quel rapporto già stanco e asfittico non è destinato a durare. Con il coraggio che le viene dalla determinazione e dal pensiero di Jules, la donna decide di lasciare Luca e di prepararsi a percorrere nuove strade per un futuro che appare ancora incerto e pieno di domande…

Andrea De Carlo sfonda quota venti romanzi e lo fa in grande stile, a trentasette anni dalla pubblicazione del suo primo libro, Treno di panna; dopo collaborazioni con Einaudi, Mondadori, Bompiani e Giunti, approda alla Nave di Teseo abbracciando l’idea di un’editoria fatta più di persone che di numeri. Un bel colpo per la Nave di Elisabetta Sgarbi che si assicura un fuoriclasse di talento stellare, capace di sfornare successi garantiti per l’indubbia capacità della sua scrittura di attrarre giovani e meno giovani in una cross action che non conosce confini (i suoi libri sono stati tradotti in 26 Paesi). Non si smentisce nemmeno con Una di Luna, che appare sin dalle prime pagine un libro coinvolgente e mai banale per trama e narrazione. Quest’ultima viene portata avanti tutta esclusivamente attraverso l’io narrante femminile di Margherita Malventi, una quarantenne appassionata e fragile, alla perenne ricerca di un’intesa con suo padre Achille, personaggio burbero (ma simpaticissimo), incapace di “esprimere quello che sente, e in ogni caso, qualunque cosa provi per gli altri, è assorbita dal suo ego divorante di mezzo orfano alla continua ricerca di affermazione”. Vittima, come molte, della sindrome della crocerossina, Margherita passa la sua vita a cercare di raccogliere briciole di un consenso paterno che non avrà mai se non in rari momenti spesso immediatamente contraddetti. Situazione che si trascina anche nella sue vicende sentimentali in cui il rapporto con il fidanzato Luca per molti versi altro non è che la replica del distacco emotivo di suo padre, “in una versione molto più blanda e meno interessante”. Dodici anni di tentativi infruttuosi prima di capire che “contro l’egoismo, l’incuranza e i sentimenti annacquati c’è ben poco da fare”. L’incontro con Jules appare quasi strumentale, uno di quegli episodi che “servono a spingerti a fare qualcosa che altrimenti non riusciresti a fare”, accende la curiosità, conforta il coraggio, scatena l’istinto e fa detonare l’azione. L’elemento del fantastico presente nel mestiere di Jules, e costantemente accanto alla donna grazie alla complicità silenziosa con la Luna, rifugio e conforto nei suoi giorni di solitudine, governa le vicende umane senza nulla togliere ai principi di autodeterminazione che guidano tutti a scelte più o meno sbagliate. Achille non viene assolto, come la maggior parte dei personaggi maschili del romanzo, anzi il sipario esilarante della partecipazione di Malventi a “Chef Test” mette in risalto tutta una serie di dinamiche proprie dello show-biz e coerenti con la perdita di valori del mondo odierno. Gli spunti sono infiniti, le occasioni per fermarsi a riflettere restano disseminate in tutto il libro, si arriva in un lampo alla fine immedesimandosi spesso in situazioni che potrebbero essere state vissute da ognuno di noi. La magia che compie De Carlo in ogni sua opera è proprio questa: creare con il lettore una complicità primaria e immediata che resta vigile e partecipe lungo tutto il racconto. Il lavoro che lo scrittore conduce sulle dinamiche relazionali gli fornisce di volta in volta, romanzo dopo romanzo, la chiave per interpretare e comprendere le situazioni più diverse senza mai cedere alla facile seduzione del giudicare. Per questo i suoi lettori lo amano, perché da sempre si fa portavoce di un’epoca e dei suoi turbamenti, in uno scintillio ammaliante che catalizza un pubblico intergenerazionale a lui fedelissimo. Fotografo, pittore, musicista, regista, De Carlo si trova a suo agio anche tra i fornelli e negli studi di registrazione, vola come un folletto buono sui destini dei suoi protagonisti e si diverte a mettere a soqquadro ogni presunto equilibrio. A noi lettori increduli e incantati rimane la meraviglia di aver assistito all’ennesimo miracolo delle parole, capace di tracciare strade e annodare fili di resistenza consapevole per tornare a pensare con un pizzico di cuore in più.



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