Una domenica

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Al terzo piano della sua casa torinese di Lungo Po Antonelli c’è un signore che sta aspettando sua figlia e la sua famiglia. È un ingegnere in pensione, per quarant’anni ha progettato ponti in tutto il mondo. Sta preparando il pranzo, cucinare non era la sua passione, né tantomeno la sua specialità, ma da quando è rimasto vedovo si cimenta anche con questo. Ha sessantasette anni e sua moglie non c’è più da otto mesi, ormai. Budino di Seraiss, tagliatelle di borragine e cipolle ripiene: tutti piatti che sua moglie avrebbe fatto alla perfezione e che sapeva sarebbero piaciuti a sua figlia Sonia e alle sue nipoti Greta e Rachele. Loro vivono in campagna, un posto scomodo secondo lui, una scelta, quella di trasferirsi laggiù, che ha sempre faticato a comprendere. Un altro figlio invece abita all’estero da molti anni, mentre la più piccola viaggia spesso, lavora nel teatro. È molto contento di quel pranzo, le occasioni per stare insieme sono sempre troppo poche. Per questo quella domenica mattina fin dal mattino freme per l’attesa. D’improvviso però succede qualcosa. Sonia gli telefona, la piccola Rachele ha avuto un incidente. Non sembra niente di grave ma stanno proprio andando al Pronto soccorso per verificare. È caduta dall’albero di cachi che è nel loro giardino mentre cercava di prendere qualche frutto da portare al nonno. Che poi nemmeno gli piacciono, pensa lui, preoccupato e triste. In attesa di avere notizie, esce a fare una passeggiata. Incontra per caso una giovane mamma e il suo bambino. Si chiamano Elena e Gaston, sono soli come lui. Incominciano a fare conversazione e alla fine propone loro di andare a pranzo a casa sua. Del resto è tutto pronto e gli ospiti previsti purtroppo non verranno più…

Arriva nella vita il momento in cui, ormai adulti, ci si ritrova coetanei dei nostri genitori quando ci hanno messo al mondo. E allora ci appaiono un po’ più chiare anche tutte quelle imperfezioni che forse prima non concepivamo, a volte nemmeno vedevamo o nel caso reputavamo inammissibili. Di solito coincide con un altro momento, quello in cui i ruoli si capovolgono e non siamo più noi quelli fragili, da accudire. Una domenica di Fabio Geda racconta proprio questa fase e questa sensazione, questo rimescolamento di certezze e consapevolezze. Il romanzo si svolge in una giornata, una domenica appunto, ma contiene svariati flashback che alla fine raccontano un’intera esistenza, quella di una famiglia torinese benestante, di un padre realizzato, spesso in giro per lavoro, almeno stando a quello che dice, di una madre bella e intelligente, che ha smesso di lavorare per seguire i tre figli e che forse, pure lei, nasconde dei segreti dietro a quel sorriso imperturbabile. Ci sono diverse voci narranti, una in terza persona, quella del padre, ormai nonno e da poco vedovo, rimasto solo in un’ordinaria domenica torinese poi stravolta dall’incontro con due sconosciuti. Quella in prima persona della figlia più giovane, Giulia, ormai anche lei adulta, che ripercorre il loro passato, viaggiando a ritroso nel tempo in quelle contraddizioni familiari che non aveva voluto accettare e che ora forse le appaiono almeno più umane. Sullo sfondo c’è Torino, la città dell’autore del romanzo, bella, maestosa e ventosa come non mai durante quella domenica di solitudine e scoperte. “Non sono mai stata brava a gestire la fragilità dei miei genitori: nei loro confronti non ho mai smesso di sentirmi figlia e di voler essere io quella accudita. – sono le parole di Giulia – Mi veniva spontaneo pensare che essendo più vecchi di me dovessero essere migliori di me, punto: una di quelle cose scritte nel destino. Dovevano essere più consapevoli, più forti, in grado di governare con più criterio qualunque situazione. Ma arriva un momento in cui le parti si invertono o per lo meno si sovrappongono. Nel destino c’è scritto anche questo”. È questa sovrapposizione che Geda sa raccontare con una semplicità sorprendente, con una storia intensa, a tratti malinconica. Una storia fatta di tante storie, forse anche un po’ di quelle di tutti quanti noi.



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