Una donna

Una donna
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“C’è una donna. Mi odia.” “C’è una donna. Mi ama.”. Per 97 volte l’incipit si ripete sempre uguale. A volte si tenta l’insolito, per variare: “C’è una donna. Tra le altre cose mi ama”. Ma per la maggior parte delle singole scene rappresentate, l’inizio è lo stesso. Ci troviamo di fronte a 97 frammenti, ritratti a grosse pennellate di donne, sempre da un punto di vista maschile, non sempre un punto di vista pacificato, anzi, il più delle volte vi albergano contraddizioni, lacerazioni, conflitti, raramente un connubio privo di crepe. Diciamo che è la realtà dei rapporti tra il maschile e il femminile. O meglio fra l’eterno femminino e l’eterno mascolino. Perché, attenzione, le scene rappresentate, pur essendo quotidiane, sensuali e a volte oscene non sono mai banali. Perché c’è spazio anche per la lite con i piatti che volano, c’è anche quello, come c’è anche la donna che “be’… mi ama. Mi rifila sempre il gulash”. Ma è tutto sublimato, tutto cristallizzato in un affresco senza tempo...
Pensate a cogliere un particolare, “il” particolare di una storia fra un uomo e una donna, quello che la può rendere e definire sporca, felice, bastevole. Petér Esterházy ha condensato tutti questi particolari in 97 frammenti che sembrano (devono) appartenere a un discorso più grande, perché al loro interno non c’è inizio, non c’è fine, non c’è uno svolgimento, non c’è una trama. C’è solo un momento. Forse questo impedisce una lettura continuativa del libro. Forse la sua godibilità è troppo frammentata per poter permettere una lettura priva di astinenza da trama. Al libro di Esterházy bisogna quindi accostarsi in modo diverso, come a un libro di poesie, non certo come a un libro di racconti. La scelta di inserire, sotto il testo in italiano, anche il testo in lingua originale (ungherese) è un monito: c’è chi - Giorgio Pressburger - definisce Esterházy come lo scrittore più intraducibile nella lingua europea più intraducibile. Di origine magiara e aristocratica, Esterházy (Budapest 1950) è considerato uno dei prosatori più raffinati e più significativi del postmoderno. Caposcuola di una intera generazione di scrittori (quelli nati tra la Seconda Guerra Mondiale e la rivoluzione d’ottobre del 1965) Esterházy è anche autore del più famoso e pluripremiato Harmonia Caelestis.

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