Una donna può tutto

Una donna può tutto

1941. Chi diamine è alla guida dei leggeri aeroplani in legno e tela che terrorizzano l’esercito tedesco e snervano la Wermacht che pure ha conquistato buona parte della Russia? Il fatto che a quanto pare in cabina di pilotaggio ci siano delle donne induce lo Stato Maggiore nazista a nascondere l’informazione per non fiaccare il morale delle truppe di terra, già prostrate dalla pioggia incessante di bombe che tutte le notti piovono precisissime dal cielo, senza che nessuno sia in grado di anticipare l’arrivo di questi silenziosi velivoli. Giorni nostri. La giornalista Ritanna Armeni, venuta per caso a conoscenza dell’esistenza del 588mo reggimento, ha cercato a lungo di conoscere una delle pilote. Intervistando uno dei primi soldati russi entrati ad Auschwitz, viene a sapere che alcune delle Nachthexen (Streghe della notte) sono ancora vive, ma protette da un muro invalicabile costruito dalla severa direttrice del museo moscovita della II Guerra mondiale per proteggerle da curiosità inopportuna. Ritanna e la sua collaboratrice Eleonora si ritrovano così ad affrontare una serie di frustranti dinieghi e impiegano il tempo necessario a tessere la tela che le porterà al cospetto di una di loro, documentandosi nella maestosa Biblioteca Lenin sul ruolo delle donne russe nella II Guerra mondiale. La loro tenacia sarà premiata dall’incontro con l’ultima Strega vivente, Irina Rakobolskaja, vice comandante del reggimento 588. Irina non è stata solo una valentissima pilota ma, finita la guerra, è stata uno dei fisici e degli accademici più eminenti del Paese; vive in un edificio dell’Università di Mosca che reca ancora traccia dell’iconografia stalinista: la parità tra uomo e donna, che fu vanto del regime, è rappresentata nella maestosa facciata dalle statue di un operaio e di una studentessa. La Strega è una vecchina avvolta in scialli di lana di Orenburg, ma, quando inizia a raccontare, tutta la fragilità del suo corpo decrepito sparisce, annientata dalla brusca veemenza delle parole. Esordisce infastidita dicendo di voler liberare innanzitutto il campo dalle false dicerie: prima tra tutte quella che nel reggimento ci fossero anche uomini!

Partita per fare un’intervista, Ritanna Armeni, giornalista di lungo corso che ha lavorato con le più importanti testate italiane, si rende conto ben presto che la storia che Irina le sta imbastendo davanti agli occhi mal sopporta interruzioni, domande, cambi di ritmo che non siano quelli decisi dalla sua volitiva narratrice. È lei a decidere cosa dire, a dettare l’ordine degli eventi, a scandire l’alternarsi delle parole e dei documenti fotografici, a stabilire quando parlare di sé e della propria vita, quando mostrare alle due avide ascoltatrici nient’altro che la collezione dei suoi cappellini di lana. Oltre che scrivere una grande opera di puntigliosamente documentata veridicità storica, la Armeni ‒ che è scrittrice di rara sensibilità ‒ è riuscita ad infondere anima e corporeità alle memorie regalatele da Irina. Una donna può tutto è un corposo documento storico, la narrazione epica di gesti eroici quasi impossibili compiuti da pilote incredibilmente coraggiose e ardimentose, ma è altresì un omaggio a un reggimento di cui nessuno aveva mai sentito parlare fuori dalla Russia e, più di tutto, è un’opera letteraria profondamente poetica nel senso meno ovvio del termine. La liricità è il tratto distintivo di questo testo che riesce però a rimanere asciutto, essenziale, a non scadere mai nel vieto romanticismo dell’epopea. L’umanità di Larissa, Marina, Irina, Nadja, Valentina, Evgenja… delle centinaia di altre, narrata dalle parole dell’ultima delle Streghe è essenziale alla poeticità del testo quanto lo è il racconto mozzafiato delle battaglie combattute sui fragili Polikarpov durante i 23.000 voli che hanno compiuto le Streghe durante i quattro anni di quella che in Russia viene definita Grande Guerra Patriottica.

LEGGI L’INTERVISTA A RITANNA ARMENI



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