Una famiglia americana

Una famiglia americana

I Mulvaney sono una famiglia felice: Judd il cucciolo di casa e voce narrante, che soffre per non essere stato parte della storia di famiglia dall’inizio e compensa l’assenza con la passione per la ricostruzione delle storie di famiglia o “per la verità”, come dice lui; Patrick il timido e solitario affascinato da Thoreau, sincero, duro, non facile ai rimorsi e alieno ai rimpianti; Mike junior, il ventenne ormai uomo, lavoratore indefesso, detto “il mulo”, l’eroe da ammirare, amato dalle donne, stimato collaboratore del padre; Marianne, il germoglio, la cinciallegra, il biscottino dolce e sensibile che abbraccia cause perse come quella di “convertire” i cacciatori. La famiglia si completa con i genitori: Corinne, appassionata commerciante di pezzi d’antiquariato a cui si affeziona fino a trasformarsi in una collezionista più che un’affarista; Michael, il padre bonario, ironico, affettuoso, titolare di una ditta che costruisce tetti, consapevole che in casa sua chi comanda è un vecchio gatto e l’ufficiale in seconda è sua moglie. Vivono la loro felicità in una vecchia, spettacolare fattoria in pietra color lavanda popolata da svariate decine di animali: carini, anatre selvatiche e addomesticate, capre rachitiche, mucche da latte, galli e una moltitudine di cani e gatti. Vivono in uno stato di idilliaca felicità, cullati dall’amore reciproco, fino al giorno di San Valentino del 1976, quando accade qualcosa di terribile a Marianne, un evento tragico, dirompente per la famiglia che seppur bravissima ad essere felice, dimostra di non avere le risorse morali o caratteriali per affrontare la violenza, il disdegno, il giudizio sociale, la catena di eventi e l’ingiustizia che deriveranno dalla violenza subita da Marianne…

Il trauma si ripercuote su ciascuno in maniera diversa, ma il tema centrale del romanzo è la completa, devastante disgregazione e dissoluzione della famiglia all’impatto con il male, l’imprevisto, la crisi. Aver descritto i protagonisti come silhouette ritagliate da un cartamodello della famiglia americana modello: bianca, protestante, timorata di Gesù, affettuosa, felice di ciò che ha, è il perfetto contrappunto attraverso cui la Oates tratta in maniera molto convincente i limiti di convenzioni dogmatiche della cultura popolare americana come l’amore e l’istituzione familiare. Nonostante la forza “politica” rivoluzionaria dei temi trattati, quella affidata dall’autrice a Judd, è una narrazione piena di digressioni, divagazioni, diversioni e brusche deviazioni che, unita ad una temeraria e spesso infelice traduzione che italianizza l’intraducibile, rende accidentato e spesso disagevole l’immedesimarsi nella storia. L’amore per le descrizioni minuziose, per i dettagli più infinitesimali, le descrizioni verbose, poco si confanno ad un personaggio maschile come l’io narrante e la dovizia di particolari biografici relativi a personaggi e situazioni minori è soverchiante.



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