Una folle passione

Una folle passione
Quando George Pemberton torna sulle montagne del North Carolina dopo tre mesi passati a Boston a sistemare tutta una serie di pratiche e di incombenze relative alla proprietà di suo padre, tra le persone in attesa sulla banchina alla stazion, c’è una giovane donna, bella e in stato interessante. Una futura mamma. La futura mamma di suo figlio. È accompagnata dal padre, che sotto la finanziera logora tiene pronto, a portata di mano, un coltello da caccia che quella mattina stessa ha affilato con grande e particolare cura, affinché penetri il più a fondo possibile, magari direttamente lì davanti a tutti sulla pensilina a lato delle rotaie, nel cuore di Pemberton. Il capotreno grida «Waynesville» mentre il treno si ferma sobbalzando. Pemberton guarda fuori dal finestrino e vede sulla banchina i suoi soci, vestiti di tutto punto per incontrare quella che da due giorni è sua moglie, un regalo inaspettato del viaggio a Boston. Cose che capitano… Buchanan, il solito dandy, ha i baffi e i capelli impomatati alla perfezione. Le scarpe con i lacci sono lucidissime, la camicia bianca, di cotone, stirata di fresco. Wilkie viceversa indossa un cappello floscio grigio: non è insolito che lo faccia, deve proteggere la pelata dal sole. Una chiave col simbolo Phi Beta Kappa della confraternita della prestigiosa università di Princeton scintilla sul taschino dell’orologio, mentre dall’altro, sul petto, spunta un fazzoletto. Una pochette di seta blu. Pemberton apre il coperchio d’oro del suo orologio e scopre che il treno è puntuale al minuto. Si volta verso la sua sposa, che, dopo una notte di tormento dovuta a incubi violenti, finalmente si è addormentata e riposa. Ora però gli tocca svegliarla, e quindi la bacia. In modo leggero, sulle labbra. Appena lei apre gli occhi, George subito si giustifica, dicendo che quello, Waynesville, non è certo il posto migliore per un viaggio di nozze. Ma Serena, così si chiama la moglie, anche lei giovane, e bella, gli dice che non le importa. Waynesville va benissimo: sono insieme, ed è questa la sola cosa che conta…
Tanto è brutto il film, tanto è bello il libro. E viceversa. È sempre così. O quasi. Per carità, prima di tutto le due forme d’arte non sono assolutamente paragonabili, sono linguaggi espressivi e modalità che non si possono confrontare, però... Immaginate un film che segua pedissequamente un romanzo, senza stacchi di montaggio, senza tagli, che so, una versione di Anna Karenina che riproduca per immagini, parola per parola, anche le descrizioni dei campi che traboccano di messi: altro che le sette ore di Satantango, tocca prendersi una settimana di ferie prima di vedere arrivare il treno. Che a quel punto è una liberazione. O immaginate un romanzo scritto come un film: è la sceneggiatura stampata, punto. Manca qualcosa. Così, se Colazione da Tiffany, capolavoro di Capote, trova una nuova e persino maggiore grandezza nella più edulcorata versione cinematografica, e La casa degli spiriti, buon romanzo della Allende (sarebbe stato ottimo se non fosse mai esistito Marquez…), in sala è diventato viceversa un prodotto dei più raffazzonati, in cui delude persino Meryl Streep (e ce ne vuole, per metterla in condizione di recitar male…), Una folle passione fa supporre che Jennifer Lawrence e Bradley Cooper avessero gravi problemi con la rata del mutuo. Leggendo il libro, invece, si scopre un romanzo formidabile: asciutto, intenso, teso, raffinato, implacabile, elegante, ben scritto, con personaggi e ambienti caratterizzati alla perfezione. È una guerra sottile, feroce e avvincente, in continuo crescendo, tra un uomo desideroso di mostrarsi all’altezza e una donna sfrenatamente ambiziosa dall’indole maniacalmente portata al controllo, due coniugi che hanno in progetto di costruire un impero economico, il cui matrimonio, d’amore, almeno all’inizio, si sfalda a ogni tronco che cade, una resa dei conti affilata come un’accetta, sullo sfondo di un’America che va verso la guerra a partire dall’anno drammatico della crisi, quel millenovecentoventinove che ha lasciato strascichi nelle coscienze di tutti.

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