Una lezione d’ignoranza

Una lezione d’ignoranza

Se guardiamo un bambino che gioca vediamo che vive in un presente eterno; se parliamo con un adolescente scopriamo che il presente è come un ergastolo in cui la noia non finisce mai. La durata del tempo, a grandi linee, è uno stato interiore. Spesso accade che l’adolescente incontri un adulto che non è come gli altri, un “indimenticato”, una persona che sarà decisiva, quella che aprirà la finestra sul futuro e farà sentire il giovane “una persona in divenire”. Molti anni dopo diremo che quell’indimenticato è l’insegnante che “ci ha cambiato la vita”, di cui non abbiamo mai dimenticato i gesti, l’inflessione della voce, le manie. Gli indimenticati sono tali perché incarnano la materia, non si limitano a insegnarla e non considerano gli studenti indegni di ricevere tale insegnamenti; sono invece convinti che ogni giovane sia in grado di condividere la loro stessa passione; hanno la capacità di trasmettere la voglia di sapere e con il loro entusiasmo, le loro richieste quella materia diventa una magia per la quale vale la pena fare ogni sforzo. Gli indimenticati hanno tempo, non si spazientiscono per l’ignoranza dell’allievo e grazie a loro cinquanta minuti di lezione si dilatano e finiscono troppo presto. Il loro carattere è ininfluente, ciò che li distingue è l’aggettivo possessivo che l’adolescente usa: quello è il “mio” insegnante di…

Questo libriccino è un boccone da buongustai, contiene il discorso che Daniel Pennac ha pronunciato all’Università di Bologna nel marzo del 2013, quando gli è stata conferita la laurea ad honorem in Pedagogia. Daniel Pennac, autore di testi teatrali, scrittore di successo di libri per ragazzi, romanzi, sceneggiature e fumetti, ha alle spalle un curriculum scolastico che lo ritrae come uno studente dallo scarso rendimento e dal comportamento negativo fino a quando ha incontrato il professor Prioult, il professor Baldenweg, la professoressa Gigliormini e il professor Seignon: i suoi indimenticati. Per colpa loro Daniel è cambiato e ha scelto diventare il professore Pennac, insegnante di francese in un liceo di Parigi. Ma forte della sua triste carriera scolastica nella quale per molto tempo era l’ultimo della classe, è stato in grado di riconoscere il dolore dello studente in difficoltà e ha voluto rielaborare una pedagogia che gli permettesse di lenire le sofferenze dei “figli illegittimi della scuola”. Con ironia e originalità Pennac racconta e si racconta, ringrazia dell’onore riservatogli, tira le orecchie agli insegnanti che “si limitano” a fare lezione e sottolinea l’importanza di trasformare il giovane in un lettore appassionato e capace di scegliere. Poche pagine essenziali, ricche di significato, il cui punto di vista empatico aiuta a superare quel senso di inadeguatezza che il fallimento scolastico imprime nel profondo e anche la persona di successo, in maniera più o meno consapevole, si trascina dietro. Per fare finalmente pace con se stessi grazie all’imprevedibile, meraviglioso e “nostro” prof. Pennac.



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