Una lunga vita da idealista

Una lunga vita da idealista
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Tom è conscio della sua unicità sin dalla primissima infanzia. Tanto per cominciare è “il figlio dell’amore”, non di un amore qualsiasi, ma di un amore dirompente, che ha sfidato le convenzioni e distrutto una famiglia. Fulvati e Gordon si sono conosciuti a Delhi alla fine degli anni ’70, entrambi ingegneri in una società americana di Informatica che scoraggia i contatti tra colleghi, soprattutto tra gli ingegneri stranieri e le colleghe indiane. Fulvati l’ha messo al mondo e ha sposato Gordon rifiutando un matrimonio combinato e rinunciando per sempre alla propria famiglia di origine. I primi otto anni della vita di Tom sono stati favolosi, trascorsi tra le strade affollate e rumorose di Delhi navigate per mano alla amorevole balia Dhanya, che gli ha fatto da madre fino a quando la malattia non ha allontanato Fulvati dal proprio lavoro, relegandola al ruolo di madre. Dhanya gli ha insegnato tutto: la tenerezza, il rispetto, le più feroci tecniche di combattimento con gli aquiloni. Sarà la malattia della madre a catapultarlo, nel 1980, in una puzzolentissima Londra armato solo della sua mazza da cricket e di un forte senso di estraneità. Passerà da uno sterminato appartamento a una casetta a Greenwich grande quanto una scatola di fiammiferi. Suo padre diventerà, negli anni, un fantasma con una valigia e Fulvati diventerà una triste casalinga che alterna momenti di euforia a lotte disperate contro un tumore recidivo. I colori dell’India hanno ceduto il posto al grigiore. Greenwich Park è il solo luogo in cui la sua anima tormentata e sola sembra trovare pace, ed è proprio lì che conoscerà quelli che per molti anni diventeranno i suoi soli amici e le cui famiglie lo adotteranno. Karan e Jaipal saranno i suoi compagni di scorribande fino ai diciotto anni, ma, anche le prime di una lista di persone che Tom tradirà o da cui sarà abbandonato nel corso di una lunga vita vissuta all’insegna degli amori più incredibili, delle avventure più assurde, ma soprattutto caratterizzata dalle fughe…

Arrivati all’ultima pagina di Una lunga vita da idealista viene voglia di raccontarlo come avremmo fatto a dodici anni, tutto d’un fiato: “…e poi lui si innamora della sorella del suo amico ma lei… e poi…la sua casa brucia… e poi sua madre muore… e poi perde i suoi amici… e poi scappa nottetempo… e poi rimane coinvolto in guerre e avventure spionistiche… e poi ha una figlia ma…”. Jean-Michel Guenassia ‒ maestro indiscusso della trama ‒ ha infatti scritto un onesto, canonico, godibile, virtualmente perfetto romanzo d’avventura vecchia scuola, bello come non se ne leggevano da tempo. Il suo protagonista, Tom, narra se stesso come nella migliore tradizione letteraria; una lunga cavalcata a ritroso attraverso una vita intensa iniziata a Delhi in una variopinta foresta sentimentale à la Kipling, proseguita a Londra nella fase della riscoperta di sé e degli affetti più immediati in cui si alternano situazioni dickensiane e intense fasi di formazione in cui il protagonista, glissando sulle lastre sottili della religione, ammicca ai russi, volteggia spensierato vero Hesse, affrontano il trauma della perdita e la colpa che ne deriva attraverso la redenzione militare, oscillando tra Hemingway e Greene, scala spensierato gli scivolosi pendii di Hugo, riuscendo nell’impresa di alzare gli standard del romanzo di formazione britannico e di sfidare gli americani sul terreno che è loro più congeniale, attraverso la narrazione di quindici anni di guerre e conflitto che il nostro eroe rinominato “Signor Nessuno” dalla scarsa fantasia del suo editor, vivrà senza negarsi al contempo un amore, un conflitto edipico, una figlia, un’accusa, al prigione. E, poiché stiamo parlando della sintesi indiscussa del Grande Romanzo contemporaneo, per la composizione della crisi, il finale è scritto nella prima pagina, ma è solo all’ultima che balugina il gran finale in omaggio a un onesto Forsyth, mentre sullo sfondo baluginano i lumini votivi accesi alla grande epica romanzesca.



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