Una morte perfetta

Una morte perfetta

La detective Kim Stone e la sua squadra hanno appena chiuso con successo l’ennesimo caso, che vedeva coinvolto il tredicenne Negib Hussain, salvato da uno squallido giro di prostituzione minorile. Il capo Woodward è in vena di complimenti (pur non risparmiando a Kim il rimprovero di avere agito troppo presto rispetto all’arrivo del mandato necessario per fare irruzione nel covo dei criminali) e la detective per questo riceverà un’onorificenza, di cui però non le frega assolutamente niente: dopotutto ha fatto solo il suo lavoro. Ma c’è anche un altro premio, che spetta stavolta a tutta la squadra: una bella gita a Westerley, un centro di ricerca nel quale si studia approfonditamente il corpo umano dopo la morte; Kim cerca di glissare, pensando alla mole di casi da risolvere impilati sulla sua scrivania, ma Woodward è irremovibile. Così, tutti stipati dentro alla Golf di Kim, lei, Bryant, Stacey e Dawson partono alla ricerca di quella che viene definita comunemente “La fattoria dei corpi”, una struttura tenuta segreta al confine tra la polizia delle West Midlands e quella dello Staffordshire. Ad attenderli c’è Chris Wright, professore di Biologia umana responsabile della struttura, vestito come un contadino - pantaloni di velluto a coste e maglione a scacchi - e con ai piedi alti stivali di gomma neri. Dopo avere presentato la squadra ai suoi ospiti e fatto un breve tour delle stanze, il professore guida Kim e i suoi all’esterno: la fattoria è stata concepita sul modello originale, quello di Knoxville in Tennessee, benché la sua superficie risulti molto più piccola rispetto a quella della sua gemella americana; a occhio e croce, secondo Kim, l’area è vasta quanto sette/otto campi da calcio. Al momento i corpi sotto osservazione sono sette - il professore e i suoi hanno dato un nome ad ognuno - tutti in diverso stato di decomposizione; vengono donati generalmente dai familiari, secondo volontà individuali espresse nel testamento. Vera e Jack, ad esempio, sono immersi entrambi nell’acqua, per studiare l’attività degli insetti saprofagi. Kim nota la presenza massiccia di mosche e mosconi, particolarmente affettuosi con Bryant e Dawson ma che, stranamente, non degnano di uno sguardo i cadaveri a mollo. Sembrano invece attratti da qualcosa oltre il ruscello, qualcosa nascosta alla vista sulla quale si gettano eccitati in picchiata. Wrigth assicura che da quella parte non c’è niente, ma il formidabile istinto di Kim scopre un cadavere del tutto estraneo a Westerley...

Leggere un thriller di Angela Marsons è sempre un piacere: il quarto libro sulle vicende della burbera detective Stone è un’ulteriore conferma della bravura dell’autrice inglese, capace di costruire trame complesse nella sostanza - in perfetto equilibrio tra azione e sentimento - ma semplici e chiare nella forma. Suspense e tensione si accompagnano all’ironia, distribuita sopratutto nei brillanti dialoghi tra Kim Stone e la sua ormai consolidata squadra; chi ha già letto i precedenti romanzi conosce già la complessità d’animo della protagonista, una vera dura dal cuore tenero. Diplomazia zero, gentilezza a tratti, l’atteggiamento scontroso della Stone è una maschera perfetta, un muro solido che serve a proteggere un cuore che è stato molto maltrattato in passato: ragion per cui, la donna mostra per le sue vittime un’empatia straordinaria, mentre nella vita privata le riesce difficile abbandonarsi ai sentimenti. Buona anche la caratterizzazione dei personaggi secondari, e ampio spazio anche al profilo dell’assassino, un serial killer che può godere di personali capitoli nei quali raccontare in prima persona la sua vita, caratterizzata da enormi sofferenze e abusi che sicuramente, almeno in parte, possono spiegare l’atrocità delle sue azioni. Una donna morta, una seconda che se l’è cavata per un pelo (ma che rimane vittima di un amnesia, diventando così un testimone inutile); un rapimento - che vede protagonista Tracy Frost, cinica giornalista con la quale Kim ha un rapporto di amore/odio - che può trasformarsi nell’ennesimo omicidio se Kim e i suoi non si danno una mossa: è una corsa contro il tempo, e contro un villain tutt’altro che scontato.



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