Una mutevole verità

Una mutevole verità
Lorenzo Cardinale è un bandito specializzato in rapine. Il maresciallo Pietro Fenoglio, trapiantato a Bari ma di chiare origini piemontesi - come rivela il cognome, è incaricato di arrestarlo. Gli si presenta dinanzi in ospedale, mentre Cardinale attende l’esito di una Tac al cervello per suo figlio, che soffre di attacchi epilettici e potrebbe essere affetto da un tumore. Rischiando che il malvivente ne approfitti per darsi alla fuga, gli dà il tempo di avere notizie, fortunatamente positive, in merito alla salute del piccolo, e poi lo traduce in caserma. In quel mentre, viene informato del fatto che un uomo, Sabino Fraddosio, è stato ucciso nel proprio appartamento. Si prospetta dunque una lunga giornata, ma in realtà il caso appare facilissimo, perché un’anziana palesemente tendente alla paranoia ma dall’invidiabile lucidità ha visto praticamente tutto. Il presunto assassino, la targa della macchina su cui si è allontanato in fretta e furia dal luogo del delitto. Eppure… Tutto troppo lampante, perché Fenoglio non si chieda se le cose siano effettivamente andate così come appaiono…
Gianrico Carofiglio si è imposto all’attenzione del mondo letterario italiano con le vicende dell’avvocato Guido Guerrieri: questa volta, però, cambia registro. Sempre di giallo si tratta, ma più sul genere poliziesco propriamente detto: anche se ci troviamo comunque a Bari, nel 1989, il grosso dell’azione non avviene  nelle aule di tribunale (dove in ogni modo il lettore potrà per poco più di un attimo incontrare il giovane e brillante Guerrieri, in una sorta di piccolo cammeo, a voler usare un linguaggio cinematografico), bensì nella testa di Fenoglio. Il maresciallo è un bel personaggio: detesta la violenza e la gratuità di certi atteggiamenti spacconi di alcuni colleghi, non si accontenta, va a fondo nelle cose, è riflessivo, perspicace, sensibile, caparbio, empatico, malinconico, guida una vecchia R4 rossa, ama la musica classica e le buone letture. I riferimenti potrebbero sprecarsi, da Lucarelli a Camilleri e persino a Scerbanenco, ma in realtà questo romanzo breve, che ha una trama forse un po’ troppo semplice e prevedibile ma curata, e che soprattutto possiede una freschezza invidiabile (si manda giù come un bicchier d’acqua), è qualcosa di ancora diverso.

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