Una piccola libreria a Parigi

Una piccola libreria a Parigi
Parigi, al civico 27 di Rue Montagnard. La proprietaria Madame Bernard e la portinaia Madame Rosalette, Catherine-quasi-ex-moglie-di-Le P.-Stronzo, i litiganti Goldenberg, Clara Violette, Che e Kofi, Madame Bomme e le altre donne del club delle vedove, il nuovo inquilino Maximilian Jordan: ascolta i suoi vicini da vent'anni, li conosce molto molto bene, ma di lui continuano a sapere solo ciò che allora Manon scriveva: “Si chiama Jean. Sta ristrutturando una chiatta fiamminga, vuole piantarci dei libri, dice. «Barche di carta per l’anima.» Dovrebbe diventare una farmacia, ha spiegato, per tutti i sentimenti per i quali non esistono medicine”...
“È una falsità, pensò Perdu […] che i librai si occupino di libri. Si occupano delle persone”. Così, Lulu, la libreria galleggiante nel porticciolo degli Champs-Élyseés, o meglio, la Pharmacie littéraire, la Farmacia letteraria, lega la sua storia al formarsi di Monsieur Perdu, che, di fronte alle "inspiegabili, seppur reali, sofferenze", scorge nei libri l'immagine e la misura del sentire. I beneficiari privilegiati sono senz'altro i lettori. Si vedono porre fine ai loro mali, per quanto invisibili. Anzi l’autrice in questi moti dell'animo trascina anche le fragilità degli scrittori proprio come il famigerato Monsieur Jordan (“l’indossatore di paraorecchie del terzo piano di Rue Montagnard”, un giovane soprattutto in fuga). Ma Jean Perdu, protagonista romantico, infelice, auto analizzante, non ha ancora trovato la medicina che faccia proprio al caso suo, al di qua degli scaffali. In ogni caso è quasi un miracolo che la lettura costituisca la trama stessa di una narrazione, o se vogliamo l’avvio. Questo curioso libraio di Nina George pare faccia eco allora al favoloso libraio di Régis de Sá Moreira, pur non avendone la stessa serenità d'animo, richiamandone però chiaramente tendenze e particolarità e sopra ogni cosa il piacere di essere librai. Una favola, dunque, anche questa? No, no. È un romanzo piccolo e sensibile, che parla d’amore.

 

 

 

 
 
 
 
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