Una piccola stella

Svezia, 1992. Lennart Cederström - un ex aspirante popstar e da anni autore musicale affermato ma frustrato, con una situazione familiare piena di dolori e rancori - sta andando a cercare funghi. Finferli (“l’oro del bosco”), per la precisione. Si aspetta di trovarne a carrettate: si sono alternati “giorni di pioggia e poi dei giorni di sole radioso, le condizioni ideali”. Mentre percorre in auto la sperduta strada che si inoltra nel bosco, strada che conosce a menadito, viene quasi travolto da un SUV che rombando e sollevando una nuvola di polvere procede a velocità sostenuta nella direzione contraria alla sua. Lennart sterza appena in tempo e si ferma imprecando. Del SUV già non c’è più traccia, solo i solchi degli pneumatici lasciati nel fango. Determinato a consolarsi a forza di finferli, Lennart scende e si inoltra nel bosco: poco lontano nota una strana borsa di plastica semi-sepolta. Si avvicina curioso. La borsa si muove. Lennart la apre. Dentro c’è una neonata semiassiderata, sembra morta. Malgrado l’orrore, Lennart pratica una sorta di respirazione bocca a bocca alla piccola. La neonata tossisce e inizia a piangere. È viva, viva…
Non c’è nulla di soprannaturale nel plot del quarto romanzo di John Ajvide Lindqvist (almeno apparentemente), ma non per questo Una piccola stella fa meno paura dei precedenti. La paura non ha bisogno di vampiri o revenant: è sufficiente l’orrore del tradimento, delle botte, della solitudine, dell’odio sotterraneo tra coniugi. L’orrore dell’adolescenza, dell’esclusione, della bruttezza, del lato oscuro del sesso. L’orrore dei reality show, persino. La storia della trovatella con l’orecchio assoluto che dopo aver passato l’infanzia segregata in una cantina diventa una diva del pop è interessante anche perché - e questa è una specialità di Lindqvist, mago del fuori-contesto straniante - ci permette di esplorare gli angoli bui di un ambiente, quello dell’industria musicale, poco frequentato dalla narrativa horror o thriller. Tra svisate sadomaso e rancori familiari, la piccola stella dello scrittore svedese brilla nel buio. Ma è più nera del buio stesso.

 

 

 
 
 
 
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