Una ragazza affidabile

Una ragazza affidabile

Agnese è messa alle strette: deve tornare nella sua città natale, Firenze, dalla quale si tiene ben lontana (come da sua sorella Micaela), avendole preferito la tranquillità di un capoluogo come Ancona, con il suo mare e i suoi riti pacati e, soprattutto, la sua famiglia. È il gennaio 2014, in piena notte riceve la telefonata di sua sorella, sempre sregolata, anche quando deve chiedere un favore. Questa volta pretende che Agnese l’accompagni dal notaio perché, bisognosa cronica di denaro, vuole ottenere l’eredità di una zia. E per quella sorta di rivalità che a volte si insinua in rapporti fraterni interrotti da tempo, Agnese comincia andando dal parrucchiere e spendendo una cifra da capogiro per un taglio moderno, colore e riflessi. Accurata anche la scelta dell’abbigliamento, tanto che il marito è costretto a chiederle: “Siamo proprio sicuri che vai da tua sorella?”. In fondo sono solo due giorni da trascorrere a Firenze, ma lei non porta cambi d’abito (a parte la biancheria intima), né altro che possa indurla a fermarsi dalla sorella. Due giorni per risolvere la questione eredità e sarebbe tornata a casa. E pure il viaggio in treno da Ancona a Firenze non è dei migliori: è talmente inquieta che addirittura si sente male. E, alla stazione, ecco Micaela... Che sorpresa! Una lunga treccia grigia che più che l’aria trasandata di una sessantenne le dona un’aria da signora di campagna, alta, stesso fisico snello di sempre, occhi immensi e luminosi, un cappotto leggero a quadri bianchi e neri, in perfetto stile anni Sessanta...

Una ragazza affidabile? Davvero? Forse meglio tirar fuori il detto che suggerisce di “non fidarsi delle acque chete”. Di certo, sin dall’inizio, una bella costruzione della trama sembra indirizzare il lettore verso una certa direzione, facendo il tifo per una delle sorelle protagoniste, storcendo un po’ il naso verso l’atteggiamento arrogante e superficiale dell’altra, da sempre ribelle e insofferente alle regole, che nella vita ne ha combinate veramente tante, non pensando mai alle conseguenze e nemmeno al coinvolgimento di persone innocenti, come la sorella più piccola. Aleggia, però, per tutto il romanzo, un punto di domanda: cos’è che ha alimentato questo odio, da dove è partito tutto? Il legame tra due sorelle non si spezza per la sregolatezza con cui la primogenita decide di condire la propria vita. Inoltre i capitoli che intersecano la storia, in cui due sorelle sono davanti a un commissario di polizia di montagna, fanno più che altro pensare alle due figlie di Agnese che sono in vacanza quando la mamma parte per raggiungere Micaela a Firenze e sono irraggiungibili telefonicamente. Sì, alla fine qualcosa c’è, è successo davvero tra quelle due che al di là delle differenze caratteriali, continuano a incolparsi a vicenda. E tra i tanti motivi che hanno portato Agnese ad Ancona, lasciando Firenze e la vecchia vita, c’è anche un amore soffiatole dalla sorella con estrema superficialità. E il finale è ben congegnato, come del resto tutto il romanzo, sempre ben scritto e che traccia con attenzione il profilo psicologico delle due donne. Ma tutto si svela solo alla fine.



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