Una ragazza cattiva

Nel prestigioso collegio religioso di Santo Spirito, dove la vita degli studenti è scandita dal tempo ordinario della liturgia e da quello delle festività cattoliche più importanti, il rettore e il consiglio decidono di aprire le porte anche agli studenti di sesso femminile. È una decisione sofferta e ponderata, ma assolutamente essenziale. Prima di tutto perché i padri delle “rampolle” delle famiglie bene della zona hanno fatto molta pressione in questo senso e secondariamente perché non si può rinunciare con leggerezza a introiti ulteriori e ben sostanziosi. E così alla camerata maschile di ben sette elementi più un coordinatore se ne aggiunge una femminile di altrettante ospiti e con una propria coordinatrice. Le vicende che accompagnano in quel lontano periodo questo gruppo di ragazzi andranno a influire, molti anni dopo, sulla vita e sulla morte di Giulia Scarpanti. Figlia di un noto avvocato di Mantova e sorella minore di Beatrice, una delle ex studentesse del collegio Santo Spirito. La ragazza, assassinata con una sottile corda di uno strumento musicale nei locali dell’anonimo autogrill dove lavora, sembra avere una reputazione impeccabile e una vita da brava giovane borghese. In pochi, in realtà, conoscono davvero la personalità e la vita privata di Giulia, forse solo la sorella di undici anni più grande di lei, che ben si guarda, però, di agevolare in qualsiasi modo gli inquirenti in quella che appare una indagine complicatissima e fitta di segreti…

“Anche senza dizionario di latino sottomano, il significato gli sembrava chiaro. – Frate Francesco Colonna amò Polia in modo intenso”. Ciò che colpisce, immediatamente e con forza, in Una ragazza cattiva è lo stile narrativo dell’autore, così sofisticato e dolce da far dimenticare molto spesso al lettore che in realtà si tratta di un giallo. Beruffi ha un linguaggio colto che non smette di manifestarsi anche nel discorso diretto del romanzo e neppure quando fa parlare solo degli adolescenti. Indovinati i personaggi di Marco Pioggia e Lara Tarantini, che come coppia di investigatori non risultano così amabili ma presi singolarmente sono un grande stimolo per il lettore che non può fare a meno di appassionarsi a ogni loro piccolo passo nel raggiungimento della scoperta finale. Naturalmente la cura nella descrizione delle location e degli ambienti più importanti della narrazione contribuiscono non poco alla buona riuscita del lavoro letterario. Ma il vero punto di forza del romanzo di Beruffi rimane l’assoluta capacità autoriale di creare la giusta tensione e il giusto mistero. Eh sì, perché in Una ragazza cattiva il torbido è solo accennato, lo scuro è tratteggiato lievemente, le personalità della storia sono sfuggevoli e menzognere. Il lettore resta senza fiato e senza parole quando arriva all’ultima pagina e chiude il libro restando più che soddisfatto. E per un bel giallo, alla fine, non serve niente altro.

 

 


 

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