Una ragazza riservata

Una ragazza riservata
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Tra chi è sopravvissuto alla barbarie della Seconda guerra mondiale, vige una sorta di tacito accordo: dimenticare quello che si è fatto o che si è subito durante quegli anni, per poter continuare se non propriamente a vivere almeno a sopravvivere. E di questo ne è convinta Juliet, giovane producer della BBC. Gli anni passati a essere una spia dell’M15 – il reparto britannico dei servizi segreti dedito a scoprire e smantellare le organizzazioni filonaziste in territorio inglese – appartengono a una vita che non sembra essere nemmeno più la sua. Le missioni segrete, l’impersonare Iris, il Libro Rosso, Perry, Mr Gibbons, Dolly… tutto è ormai inesorabilmente (e per fortuna) lontano, circoscritto in un “cassetto” che Juliet custodisce gelosamente e che mai apre, almeno non per volontà sua. Ma il fatto che lei sia pronta a chiudere con il passato non implica che questo sia pronto a chiudere con lei. E Juliet lo scopre in una noiosa mattinata inglese, mentre è intenta a spremersi le meningi per una nuova punta della Scolastica, il programma di intrattenimento che il Governo britannico ha ideato per risollevare gli animi dopo la catastrofe bellica. Una busta anonima con all’interno un solo biglietto, scritto a mano in una bella grafia elegante, senza svolazzi: “Pagherai per quello che hai fatto”. Una nuova caccia, con gli stessi protagonisti di dieci anni prima, alla quale Juliet è chiamata a partecipare suo malgrado. Unico cambiamento, il suo ruolo: non più cacciatrice, ma preda…

Definito il miglior romanzo dell’anno dal “Daily Telegraph” e dal “Guardian”, Una ragazza riservata è un libro in grado di coniugare formazione e thriller. Formazione, però, da intendere non nel senso canonico del genere – bildungsroman e crescita del personaggio – quanto piuttosto come crescita della trama. Una continua costruzione di un mondo al quale ogni pagina aggiunge un dettaglio, fondamentale per l’intera trama. Come una piccola Pollicino, Kate Atkinson lascia piccole briciole di pane al suo lettore, piccoli dettagli che lo guideranno attraverso la narrazione. Nomi, luoghi, personaggi citati come solo di passaggio, alla fine del romanzo acquistano un loro ruolo, quasi sempre di primo piano, contribuendo all’ottima riuscita del libro. In Una ragazza riservata nulla è come sembra: quello che risulta ovvio, viene immancabilmente rovesciato e quello che risulta stridente, nell’economia della narrazione, assume un suo significato ben preciso. Un romanzo che è anche un flusso di coscienza. I pensieri di Juliet, presenti anche durante i dialoghi con altri personaggi, sono in grado di appassionare il lettore fin dall’inizio. I salti temporali – che potrebbero creare qualche problema di comprensione della trama – vengono gestiti magistralmente dall’autrice, in grado di creare un gioco di richiami tra un decennio e l’altro, in modo da non far mai perdere il fil rouge al lettore. Un libro che va letto più di una volta per cogliere al meglio tutti i dettagli che – per forza di cose – alla prima lettura non si possono afferrare, e anche per apprezzarlo meglio in tutte le sue sfaccettature.



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