Una relazione borghese

Una relazione borghese
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Ospiti pallidi si aggirano per lo stabilimento termale. Joan-Marc non è certo entusiasta del luogo in cui si trova, ma il fine giustifica ogni sforzo fino ad allora compiuto, compresa la fatica di guidare una piccola macchina rossa presa a noleggio per due ore, con la leva del cambio dura, stando a stretto contatto con i genitori di Helen e il figlio di quest’ultima, Jackson. Joan-Marc ed Helen, infatti, stanno cercando di salvare il loro matrimonio: un’unione improvvisa e passionale tra il figlio di una ricca famiglia lentamente ma inesorabilmente caduta in disgrazia ‒ ma ancora ammaliato dal buon gusto e dalla ricerca di eleganza ereditata dal padre ‒ e una ragazza del Montana dalle forme generose, che trasuda gioia di vivere e sensualità ad ogni movimento. Nel momento in cui i due si ritrovano soli in camera, Joan-Marc non riesce a reprimere il suo istinto di possedere ancora una volta Helen, ma la situazione purtroppo è cambiata: Jackson si intrufola nella camera a cercare la madre, Helen ha ancora dell’astio verso il compagno, che si manifesta nelle sue risposte, nella sua non accettazione del compagno, e presto le battute fra i due si fanno più taglienti, cattive. Fino a quando Helen, esasperata, non esce dalla camera e sfugge al controllo del marito. Joan-Marc corre subito a cercarla nella hall dell’albergo, nella piscina, lungo la riva del fiume e comincia così il suo racconto...

Gonzalo Torné ci offre una immagine spietata, lucida ed affascinante di un uomo maturo alle prese con le difficoltà del crescere e dell’invecchiare, tramite una sorta di lunga confessione del narratore, nonché protagonista della storia, che sviscera in ogni dettaglio la relazione con la sua prima moglie, Helen. Un flusso di pensiero senza alcuna interruzione (non troverete la classica divisione in capitoli), che illumina di volta in volta, a piacimento, l’aspetto sessuale del matrimonio, la vita professionale ‒ se così può essere definita ‒ dei due amanti, le loro liti furibondi e passionali, la noia, la ricerca di una casa, sempre comunque secondo l’ottica di Joan-Marc. Anche Helen viene presentata attraverso lo sguardo di Joan-Marc, questa lente distorcente che ne amplifica grettezza e mancanza di stile. Ed è questa la forza del romanzo, così amaro da far pensare al lettore di non voler finire così: il protagonista si lascia conoscere in completa sincerità, palesando la tristezza per non potersi più abbuffare di frutta secca per i problemi di salute, manifestando la sua incapacità di capire la funzione del corpo femminile dal ginocchio in giù e, nello stesso tempo, grazie al padre, di riconoscere la differenza tra un abbigliamento semplicemente alla moda ed uno elegante o ad abbinare tra loro tutte le varietà di beige. La ricerca delle amicizie del passato, di quando ancora ci si identificava tramite i soprannomi, grazie ai social, e quell’essere incapace di accettare il passare degli anni, ma essere sempre pronto a passare al bar per una bevuta, rende il romanzo terribilmente veritiero ed il protagonista a tratti insopportabile, altre volte tenero nella sua infantilità. Autentico.



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