Una separazione

Una separazione

Non comprendere una relazione, interpretarla male o non essere in grado di trovare il registro giusto per viverla; correre lo stesso rischio del traduttore quando deve scegliere, per un testo, tra una fedeltà letterale e una fedeltà nello spirito dell’originale, entrando in contraddizione e in crisi. Per lei, traduttrice di professione, Christopher è simile a una traduzione fallita dopo pochi anni di matrimonio. Lui, così affascinante, autore prima ancora che semplice scrittore, se ne è andato di casa senza dirle altro e, poco dopo, lei stessa ha abbandonato la loro abitazione londinese per vivere con Yvan, amico comune della coppia. Dalla suocera Isabella, che non sa della loro separazione, viene a sapere che Christopher è partito per una sperduta località della Grecia per delle ricerche per un nuovo libro, e così la donna lo segue, decisa a chiedergli il divorzio. Ma una volta giunta sul posto, scopre che il marito è partito per l’entroterra e manca da molti giorni. Più passa il tempo senza che Christopher torni, più la donna si rende conto di quanto labile fosse il filo che la legava al marito, un uomo che non ha mai veramente conosciuto e, in un certo senso ha mal tradotto e dunque non compreso. Un uomo sfuggente, che la tradiva, che anche lì, nell’entourage dell’albergo, ha trovato chi sedurre. Eppure, ancora non riesce a confessare alla suocera le sue intenzioni, ancora non sa spiegare la sua condizione sospesa in una dimensione incerta, come un vocabolo che resta sulla punta della lingua. Vorrebbe ripartire per Londra, tornare da Yvan, ma non sa decidesi, indugia indecisa. Fino a che giungono notizie di Christopher…

Ne Il colonnello Chabert di Honoré de Balzac, la moglie di Chabert, che viene dato per morto in battaglia, si risposa quasi subito diventando la contessa Ferraud. Ma il marito, sopravvissuto sotto un cumulo di macerie, ricompare e sconvolge la vita della donna. E fino a quando il colonnello non si renderà conto della sua condizione di fantasma agli occhi della donna, per lui non ci sarà soluzione. Così è la vita di questa donna, traduttrice e moglie in crisi, che proprio quest’opera, una volta, ha tradotto con poco successo, sbagliando probabilmente registro. Una donna che non capisce la propria condizione, che rimane in stallo e non sa scegliere tra due strade. Così la scomparsa del marito innesca in lei una reazione inaspettata. Confonde ancora di più le acque. Katie Kitamura ci dimostra come non sia poi tanto difficile sbagliare registro nella nostra vita, scegliere una voce che in fin dei conti non è la nostra, eppure mantenerla fino alla fine, mentire a noi stessi se occorre pur di non ammettere la verità. Il racconto di questa donna, che a noi si confessa svelandoci aneddoti e pensieri profondissimi fino a intorbidirci le idee, fino farci sentire insicuri, è la descrizione di un vuoto e dell’inconsapevolezza dei suoi confini e quindi della nostra incapacità di riconoscere il pericolo che stiamo correndo. Katie Kitamura affronta la separazione di una coppia con un romanzo denso, ragionato e che, se da un lato ci mostra dei personaggi asettici, quasi privi di emozioni, dall’altra ci immerge all’opposto in ragionamenti e trame emotive profondissime e che non faticheremo a riconoscere come nostre.



 

 

 

 
 
 
 

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