In una sola persona

In una sola persona
In una piccola città del Vermont degli anni ’50, il timido tredicenne Billy entra in biblioteca alla ricerca di libri su ragazzi che si sono presi una cotta per la persona sbagliata. Ed è proprio incontrando Miss Frost, la bibliotecaria statuaria con le spalle larghe, i bicipiti robusti e un seno da adolescente che Billy, in un minuto scarso di inconfessabili fantasie, desidera di diventare scrittore e di fare sesso con lei, e non necessariamente in quest’ordine. Tom Jones, Cime tempestose e Jane Eyre sono i primi romanzi che Miss Frost assegna a Billy e che lui legge d’un fiato ritornando di corsa dalla bibliotecaria assetato di nuove letture e di ulteriore contatto con l’oggetto della sua cotta “sbagliata”. E quando le confessa la sua commozione per la figura di Oliver Twist si sente rispondere che “è un buon segno piangere per un romanzo” e che “se sei un adolescente nostalgico, forse qualche chance di diventare scrittore ce l’hai”. Billy, figlio di un crittografo dal quale la madre si è separata, è circondato da parenti e amici stravaganti, donne puritane, uomini eccentrici, travestiti, amici, amiche e amanti, e la stessa cittadina di First Sister assomiglia più a una scenografia fittizia che alla realtà, compresa la scuola Favorite River, molto lontana non solo geograficamente dai rigidi e cupi collegi europei dell’epoca. Ed è in questo scenario teatrale che Billy deve vedersela con la sua personalità ambigua, bisessuale, e se da un lato quell’apparente apertura mentale sembrerebbe facilitare il suo naturale sviluppo, dall’altro si scopre grigiamente convenzionale come tutta la società conforme agli schemi mentali tradizionali…
In una sola persona è un’educazione sentimentale e sessuale incentrata sul delicato tema della bisessualità, il vero tabù della società di tutti i tempi, perché disprezzata sia dagli etero che dagli omosessuali, sentendosi entrambe le “categorie” tradite dalla terza, perché il problema sta proprio nell’ottusa classificazione dei rapporti in base alla sessualità, che non tiene conto dell’essenza prima e ultima che regola tutti i tipi di rapporti: l’amore. “Mi sono preso una cotta per Miss Frost credendo fosse una donna, ma quando ho scoperto che era un uomo non ha smesso di piacermi”: Billy rifiuta con passione e sofferenza quella che gli altri considerano “anormalità” e che altro non è se non purissima umanità, combattendo contro i pregiudizi tipici degli adulti plasmati da convenzioni e religione. “Sono i nostri desideri a plasmarci”, e quando a condurci per mano è l’amore non c’è forza contrastante che tenga. “Provate a immaginare di conoscervi così bene! Provate a pensare cosa significhi essere sicuri di quello che si è”: un livello letterario altissimo quello dell’ultimo romanzo di Irving, già un classico, un’opera profonda e leggera, liberatoria e comica, delicata e struggente, un ridimensionamento della morale comune (“una volta preso il vizio di ripetere quello che dicono gli altri è dura farselo passare”) a favore dell’amore, nel suo significato più ampio, a partire dalla pulsione, quel sentimento che “ci scuote dall’interno con la forza del sospiro di ogni nostra molecola”.

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