Una spiaggia troppo bianca

Una spiaggia troppo bianca

Vic punta l’obiettivo della sua macchina fotografica sempre verso la medesima direzione. Con il treppiedi fissato tra gli scogli, osserva le ruspe e il loro movimento inesorabile. Qualcosa in quel progetto non funziona, i lavori non procedono come dovrebbero, soldi e soldi investiti per non veder nascere niente. Ma da quei suoi lunghi appostamenti sarebbe nata una mostra fotografica e nessuno vedendo gli scatti in successione avrebbe potuto non capire cosa stava succedendo. Vic dopo aver scattato le ultime immagini risale in automobile: non può sapere che dietro alla prossima curva è in agguato il suo destino. Con i freni rotti vola nel vuoto. Gemma Ranieri è la sua migliore amica, da un anno si è trasferita a Milano per inseguire il suo sogno di scrivere per un giornale nazionale e a malincuore non sarà presente all’inaugurazione della mostra. Quello che Gemma non sa è che Vic non riaprirà più gli occhi dopo l’incidente e che sarà proprio lei a fare luce sulle circostanze della sua morte...

Quello che ci propone Stefania Divertito, giornalista napoletana votata alle inchieste su temi ambientali, è un romanzo a forte carattere ed impatto ecologico. Questo libro - costruito proprio come un reportage d’assalto sia per i tempi che per le modalità - ci trasporta nel mondo terribile dell’amianto e con semplicità ed efficacia punta un riflettore dritto sulle complesse dinamiche che spesso si muovono appena sotto la superficie delle cose. Nello stesso tempo, attraverso i personaggi che ruotano intorno a Vic, ci regala un variegato campionario umano che ci regala l’istantanea di una Napoli che viene voglia di conoscere. Un’autrice, come si legge sulla terza di copertina a firma Erri de Luca, che “fa restauro di coscienza civile della nostra sbracata identità di popolo”.



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