Una storia romantica

Una storia romantica
Milano, giugno 1885. Il conte Italo Morosini, senatore del Regno d’Italia, riceve in forma anonima un romanzo in cui si racconta della gloriosa guerriglia scatenata a Milano durante le famose Cinque Giornate tra il 18 e il 22 marzo 1848, nell’ambito della prima guerra per l’Indipendenza dall’Austria, il cui esercito imperiale fu sconfitto dai cittadini insorti. Ma nel dattiloscritto si narra soprattutto la travolgente storia d’amore tra Jacopo Izzo Dominioni, il martire che il senatore vorrebbe insignire di una medaglia commemorativa, e la bellissima Aspasia Recalcati, che sarebbe diventata la moglie di Italo e che all’epoca gli era promessa sposa. Seduto al caffè Campari in Galleria, affollato da giovani scapigliati, o vagolando per le strade di una Milano caldissima ed eccitata per il ritorno del Maestro Giuseppe Verdi, oppure in visita ufficiale al padiglione dell’Esposizione generale dedicato al Risorgimento che celebra la sua gioventù perduta, Italo Morosini si sente schiacciato da una vita che all’improvvisto gli appare vuota e senza senso. Pensava che Aspasia avesse smesso di amarlo quando era stato corrotto dalla politica, ma scopre che lei non lo ha mai amato, davvero. Pensava che Jacopo fosse morto e invece rieccolo dopo trentasette anni, irriconoscibile per una cicatrice che gli attraversa la faccia, e sotto la falsa identità di un americano anarchico. L’ultimo incontro tra Aspasia e Jacopo avviene a teatro, proprio mentre Verdi presenta il suo Otello, ed è per colpa (vendetta) di Italo (“Una bomba. Ha una bomba nascosta sotto il mantello!”) che Jacopo muore tra le braccia della sua amata ritrovata, raggiunto dal proiettile di una guardia...
Questo nuovo romanzo di Antonio Scurati, scrittore pluripremiato (XLIII Campiello, 2005) e ricercatore all’Università di Bergamo in Cinema, Fotografia, Televisione, si legge tutto d’un fiato perché ambientato in una delle epoche più entusiasmanti della storia italiana, quella seconda metà dell’Ottocento in cui si cominciava a diffondere l’illuminazione elettrica per le strade, e il paese si faceva. La promessa di una storia romantica è mantenuta in ogni più piccolo dettaglio della trama, che Scurati ricostruisce attraverso forme letterarie diverse - il romanzo dattiloscritto, le lettere di Jacopo ad Aspasia, i discorsi e i dispacci durante la guerriglia - e con stili linguistici altrettanto vari, farcendo il tutto di citazioni descritte in fondo al volume (“Tabula Gratulatoria”), capitolo per capitolo. Se il successo del romanzo è evidente, vista la ricchezza di informazioni e riferimenti che dà il vero e proprio collage tra epoche, finzione e realtà di cui si serve l’autore, provoca sempre un certo dolore pensare che di “storie romantiche” la letteratura italiana non ne ha prodotte allora, né del resto avrebbe potuto farlo. Ma nel romanzo di Scurati ce n’è anche per Manzoni.

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