Una testa selvatica

Una testa selvatica
Germain, 45 anni, 110 chili di muscoli, si autodefinisce “incolto e analfabeta”, vive in una roulotte nel giardino della madre sessantatreenne e un po' squinternata, lavora saltuariamente presso l'Edilcoop, ha una fidanzata - Annette - e amici con cui passa il tempo nel bar della città. Un giorno, in un parco, tutto preso dalla conta dei piccioni in vagabondaggio ameno, incontra una dolce vecchietta di 86 anni, seduta su una panchina, apparentemente impegnata nella stessa attività: Margueritte. Lei risiede in una casa per anziani, è una persona colta ma non arrogante, legge libri, ama la natura, e, contrariamente al resto del mondo tratta Germain con rispetto e considerazione. La simpatia tra i due è immediata, continuano ad incontrarsi nel giardino pubblico, Margueritte comincia a leggere ad alta voce brani dei suoi autori preferiti, da La peste di Camus a Il vecchio che leggeva romanzi d'amore di Sepulveda, facendo appassionare Germain al gusto della parola e al senso del racconto. Piano, piano, nel tempo, di fronte agli occhi increduli di parenti e amici, la metamorfosi si compie e il potere dei libri finisce per schiudere ad entrambi un mondo nuovo, ricco di opportunità e di sogni un po' più vicini...
Una testa selvatica - meglio il titolo originale La tête en friche (letteralmente "La testa incolta") - riporta in Italia il talento francese di Marie- Sabine Roger, classe 1957, ex insegnante di scuola materna, dal 1999  completamente dedita al mestiere di scrittrice. Specializzata nella prosa per bambini e ragazzi, Madame Roger si cimenta qui in un romanzo indirizzato soprattutto al mondo degli adolescenti e degli adulti. Il risultato è di quelli che non lasciano indifferenti per l'originalità della narrazione, il potere della sintassi, spesso cruda, a volte eterea e divertente, lo squisito equilibrio nel tratteggiare i personaggi e le loro singolarità. Ci troviamo di fronte ad un incontro importante, uno di quelli decisivi che, come diceva, Tahar Ben Jelloun, è qualcosa che assomiglia molto al destino, a una storia d'amore che non ha nulla di sessuale né di sensuale ma rimane intessuta dall'inizio alla fine di complicità, tenerezza, affetto e fiducia. Germain e Margueritte si scelgono, si addomesticano reciprocamente, e imparano a volersi bene in un mondo in cui gli altri decidono di perdersi. La forza trainante della lettura, l'amore per quell'universo immenso che ogni pagina racchiude non possono che contagiare Germain, costringendolo ad affrontare la propria vita con maggior senso di responsabilità e conoscenza. Perché è vero che essere un imbecille diventa presto un'abitudine alla quale è difficile rinunciare, ma è anche soprattutto vero che “non perché uno è incolto non è coltivabile. Basta imbattersi in un buon ortolano” e il gioco è fatto. Quello che ne esce fuori è un gioiellino di ironia e dolcezza, un piccolo cameo da leggere e rileggere perché pieno di buon senso e di sicuro ottimismo. Se non credete che ci possa essere un modo di rinascere una seconda volta o una maniera per “adottarsi” e farsi ancora del bene, comprate questo libricino e capirete che non si è mai abbastanza grandi per smettere di crescere.

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