Una vita diversa

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Siamo nell’Irlanda di fine Ottocento, tra Belfast e Dublino. Le tensioni della lotta per l’indipendenza dalla Gran Bretagna sono già presenti ad animare la quotidianità. Slogan e lotta contro i papisti e feniani, come vengono chiamati, fanno già i primi danni soprattutto alle persone. In questo scenario crescono cinque bambine. Hannah, May ed Eleonor sono figlie di Sophia ed Edward O’Connor, una coppia benestante che sta vivendo il momento di una promozione di lui, che ha il giusto e ambizioso supporto della moglie (al punto da scegliere il meglio per se stessa e le figlie, in termini di abbigliamento), per affiancare Edward e fargli fare una buona figura alla festa del viceré, dove sono stati invitati. Mary e Cecilia, invece, non appartengono a una classe agiata, anzi. Stanno vivendo proprio un brutto momento, con il loro papà che sta morendo. In molti, tra i vicini, sostengono che anche la loro mamma, la signora McCurry, non si riprenderà da questa perdita, seguendo il marito nella tomba. Mary ha solo tredici anni ed è al suo primo anno di lavoro all’opificio, ma non si può certo pretendere che possa prendersi tutto sulle spalle, compresa la piccola Cecilia che ancora frequenta le elementari! Cerca di trovare una soluzione Padre MacVeigh, il loro sacerdote, che ha a cuore la situazione di quella famiglia così sfortunata, ma al tempo stesso sta “annusando” l’aria percependo tensioni e cambiamenti in atto tutto intorno. La quiete degli ultimi anni con l’assenza di scontri e violenza per la strada, sembra essere sul punto di finire. Riesce quasi a fiutare i guai molto prima degli altri...

Non è davvero facile il periodo in cui si trovano a vivere le protagoniste del romanzo, le cui storie, se pur diversissime, si intrecciano. Non è facile come non lo è mai il vivere in un background di lotte, faide, tradimenti, in cui è necessario guardarsi le spalle e magari guardarsi dagli amici che potrebbero essere più pericolosi dei nemici dichiarati. Ma in questa atmosfera così delicata, i tratti delle figure femminili protagoniste, ciascuna con le proprie peculiarità, con i propri ruoli, a volta nel totale benessere o nella più completa povertà, mette in mostra il loro grande coraggio, ognuna a modo suo. Il coraggio delle donne è qui applicato a ogni settore della vita, perché è il coraggio delle proprie scelte, anche quando si deve crescere in fretta e si deve rinunciare ad essere se stesse per un altro destino, sia esso quello di essere madre, sia quello di concedersi a un rapporto prematrimoniale che a fine Ottocento non era certamente accettabile, sia la scelta di un lavoro lontano da casa, o la difesa di una collega al lavoro a costo della propria vita! E in questo loro mettere in mostra i propri sentimenti, non ci si riesce a staccare dal romanzo, con la volontà di saperne sempre di più della vita di queste giovani donne così prese nei loro ruoli, pur se avrebbero voluto una vita altrove, ognuna inseguendo le proprie passioni, puntualmente con le ali tarpate dalla famiglia e costrette ad adattarsi. E non c’è un riscatto vero e proprio per nessuna, se non quello di essere talmente intelligenti da farsi calzare a pennello la vita che è loro piombata addosso, così come si è svolta, così come le ha sorprese e costrette, mentre volevano semplicemente una vita diversa.

 


 

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